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I jet dell'esercito americano saranno presto alimentati grazie alle alghe. I ricercatori del Pentagono sono riusciti, infatti, a produrre petrolio senza estrarlo in maniera tradizionale.
Ad annunciarlo è la Darpa (Defense advanced research projects agency), l'agenzia sempre protagonista di tecnologie che hanno precorso i tempi (internet o i sistemi di navigazione satellitare).
«E' in atto un ampio sforzo del Pentagono per diminuire la sua sete di petrolio - 60-75 milioni di barili ogni anno - che in buona parte viene impiegata per far volare gli aerei della US Air Force», ha spiegato al quotidiano britannico The Guardian Barbara McQuiston, responsabile della Darpa.
Con soli due dollari al gallone (3,79 litri) è già stato ricavato petrolio da stagni di alghe, ma il prossimo traguardo è quello di abbassare ulteriormente i costi e puntare su una produzione su larga scala.
«Darpa ha raggiunto il suo obiettivo di base oggi - ha aggiunto la McQuiston - ma l'estrazione di petrolio potrebbe arrivare a costare un dollaro, con una produzione di 50 milioni di galloni l'anno già nel 2011, rendendo il carburante a base di alghe competitivo».
L'annuncio ha colto di sorpresa persino gli esperti del settore che hanno letto quest previsioni come troppo ottimistiche. «E' un po' in anticipo - ha detto Mary Rosenthal, direttore della Algal biomass association - Tutto questo non accadrà tra tre mesi, ma tra due anni».
Ma le potenzialità del nuovo biocarburante sono comunque sorprendenti e rivoluzionarie; l'Environmental protection agency ha dichiarato che il diesel derivato dalle alghe riduce le emissioni di gas serra del 50%.
Ci sono poi alcune varietà che vengono coltivate tra i rifiuti domestici e nelle acque di scarico con un duplice vantaggio: non comporterebbero uno stravolgimento nelle coltivazioni (come avvenuto per il mais da cui si ricava l'etanolo) e avrebbero un impatto zero sull'ambiente.
L'esercito statunitense è il maggiore consumatore al mondo di energia, ma secondo la Darpa già entro il 2016 metà deriverà da fonti rinnovabili. I passi da gigante della nuova tecnologia ha spinto anche il colosso petrolifero Exxon, che non ha mai creduto nei biocarburanti, a investitire 600 milioni di dollari nella ricerca sulle alghe.
16-02-2010
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