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L'agenzia dell'Onu incaricata di gestire gli scambi della CO2 ha sospeso l'approvazione di decine di progetti di parchi eolici in Cina, sollevando dubbi sull'utilizzo della politica industriale per ottenere i fondi previsti dal meccanismo di incentivazione delle tecnologie pulite. La noizia è riportata da Apcom.
Finora la Cina è stato il maggiore beneficiario del cosiddetto "Clean development mechanism", sistema di scambio della CO2 ideato per dirottare fondi dai Paesi ricchi a quelli in via di sviluppo in cambio di tagli alle emissioni. Pechino ha ottenuto 153 milioni di crediti del valore di oltre un miliardo di dollari, quasi la metà del totale emesso sulla base del programma Onu negli ultimi cinque anni.
I Paesi industrializzati possono possono soddisfare parte degli obblighi previsti dal trattato di Kyoto in termini di riduzione delle emissioni di CO2 finanziando progetti che riducono le emissioni in paesi in via di sviluppo. Questi progetti ottengono crediti solo se viene dimostrato che altrimenti non sarebbero stati costruiti, la cosiddetta clausola di "addizionalità".
Il consiglio di amministrazione del Cdm, che ha sede a Bonn, ha cominciato a metà del 2009 a negare l'approvazione ai progetti eolici cinesi quest'estate, temendo che Pechino abbia ridotto il livello dei finanziamenti a questo tipo di progetti per ottenere più fondi dall'Onu. Secondo fonti industriali sono stati respinti circa 50 progetti e di dubbi sulla disponibilità dei fondi Onu nel futuro hanno bloccato altri investimenti dell'eolico.
03-12-2009
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