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Entro il 2020 la Cina abbasserà le emissioni inquinati rispetto al prodotto interno lordo del 40-45%, facendo riferimento a quelle del 2005.
Dopo l'impegno statunitense, che effettuerà tagli del 17% per arrivare entro il 2030 al 42%, anche la superpotenza asiatica esce allo scoperto impegnandosi per la prima volta a perseguire un obiettivo preciso.
L'annuncio è avvenuto attraverso l'agenzia ufficiale Nuova Cina: «Un'azione volontaria, presa dal governo cinese in funzione delle condizioni del Paese e un contributo importante agli sforzi mondiali per lottare contro i cambiamenti climatici».
Al prossimo incontro di Copenhagen sul clima, che si terrà dal 7 al 18 dicembre, per la Cina sarà presente il primo ministro Wen Jiabao e pur rimanendo prioritaria la crescita economica, come ha spiegato il principale negoziatore sul clima Xie Zhenhua, nonostante le enormi pressioni e le difficoltà, si intende affrontare la sfida con rigore e impegno aumentando gli investimenti nella ricerca per lo sviluppo di tecnologie a zero emissioni di carbone.
In realtà, come ha chiarito il ministro dell'Ambiente italiano Stefania Prestigiacomo, «la riduzione del 40% dei combustibili fossili in ralezione al Pil, significa in termini tecnici una riduzione del 20% come anche l'Unione europea si è impegnata a fare, ma rappresenta ugualmente una svolta».
«A Copenaghen non possiamo fallire, la conferenza deve chiudersi con un accordo vincolante», le ha fatto eco il collega agli Esteri Franco Frattini, ma ora, con l'impegno dei due maggiori produttori al mondo di gas serra, nella capitale danese ci sono tutti gli elementi per sperare in un accordo per un cambiamento di rotta.
27-11-2009
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