Nucleare, Iea: bene ritorno in Italia
L'atomo sulla Penisola garantirebbe un risparmio compreso tra i 4,5 e gli 11 miliardi di euro all'anno
L'idea di sfruttare i venti presenti in alta quota per produrre energia risale ormai a oltre 40 anni fa.
Motivata dal fatto tra i 7.000 e i 15.000 metri di altezza si registrano forti correnti eoliche di notevole costanza e velocità: da cinque a 10 volte superiore a quella dei venti a terra.
Tuttavia solo adesso gli sviluppi tecnologici l'hanno resa un'ipotesi praticabile. Per questo molte società di turbine eoliche stanno sviluppando nuovi modelli che sperano di poter far volteggiare in aria - in un futuro non troppo lontano - agganciati a grandi aquiloni.
Una di queste, l'americana Joby Energy, sta sperimentando una turbina che grazie a un computer si orienta in direzione del vento e può scendere a terra automaticamente in caso di bonaccia.
Il modello è in grado di resistere a venti molto forti, ma in ogni caso i sistemi di sicurezza gli consentono di rimanere in attività anche in caso di guasti e di atterrare senza danni anche se si dovessero rompere i cavi.
Un ulteriore vantaggio è che l'alta velocità dei venti rende inutile il moltiplicatore di giri, mentre la trasmissione dell'elettricità avviene semplicemente tramite i cavi degli aquiloni.
Il prototipo della Joby ha una potenza di 30 kilowatt, che nel primo modello commerciale salirà a 300: abbastanza per fornire energia a 150 abitazioni.
Le turbine possono essere collocate teoricamente fino a un'altezza di 10.000 metri, ma le autorità aeronautiche americane hanno stabilito per ora un'altezza massima di 600 metri.
Secondo gli esperti, la capacità teorica totale dell'energia eolica ad alta quota è di 870 milioni di megawatt: oltre 50 volte quella dell'eolico a terra, stimata in 17 milioni di MW. Una fonte teoricamente abbondante ed economica in gran parte delle zone del mondo.
07-06-2010
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