La "green tax" fa bene all'ambiente
Studio della Banca d'Italia: ok alla tassa sugli inquinanti generati dal consumo
L'energia nucleare prodotta dalla "fusione" potrebbe essere una realtà grazie a un grosso magnete sospeso in aria. Finora l'unica energia prodotta dalle centrali nucleari è ricavata dalla "fissione", ossia a seguito della separazione degli atomi.
La "fusione" - la stessa che alimenta il sole e le stelle - rappresenta la nuova frontiera, perché grazie all'unione dei nuclei degli atomi si produrrebbe una quantità pressoché infinita di energia annullando quasi completamente il problema della scorie radioattive presente nella fissione, ineliminabili e altamente inquinanti.
Con il progetto Levitated dipole experiment (Ldx), i ricercatori del Mit e della Columbia university, sperano di aver intrapreso la strada giusta. Costruendo un enorme magnete fatto a forma di ciambella, che riesce a rimanere sollevato da terra per il fortissimo campo magnetico, sono riusciti a contenere all'interno un plasma di deuterio più denso (atomi leggeri necessari per la fusione) portandoli a una temperatura di 10 milioni di gradi centigradi.
E' la prima volta che un evento del genere è stato riprodotto in laboratorio, il problema infatti è riuscire ad avvicinare fino a fondere nuclei di atomi che per natura si respingono, ma le temperature e le pressioni altissime necessarie per farlo, sono fenomeni che avvengono solo nello spazio.
Due sono gli elementi nuovi e fondamentali che aprono una nuova strada nella sperimentazione: il campo magnetico generato dall'enorme calamita, non subisce alcuna distorsione o alterazione, che potrebbe provocare invece un sostegno; la scelta dell'utilizzo del solo deuterio e non insieme ad atomi più pesanti, come generalmente si sta cercando di fare nella fusione.
27-01-2010
Studio della Banca d'Italia: ok alla tassa sugli inquinanti generati dal consumo
Il dato emerge dal sondaggio Ipsos fatto per Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf
Un'iniziativa voluta dagli scienziati dell'Ipcc e del Met Office
Lo dice uno studio del Programma ambientale dell'Onu che lancia l'allarme