Focus

Alla Conferenza di Bali si discute del dopo-Kyoto

In Indonesia si confrontano i grandi della Terra per trovare un'alternativa al surriscaldamento globale. Il nodo è la riduzione dei gas serra

I grandi della Terra si stanno confrontando e affrontando a Bali in occasione della Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici dove, secondo le intenzioni della vigilia, si dovranno stabilire i prossimi passi e la roadmap del dopo-Kyoto. I punti in discussione sono molti e la questione più controversa è quella messa sul tavolo delle trattative dall'Unione europea e che riguarda la riduzione dal 25 al 40% delle emissioni dei gas serra, che per il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, troppo ambiziosa.

Il documento finale della conferenza di Bali dovrebbe articolarsi secondo questi punti chiave: il lancio dei negoziati sul post-Kyoto per  definire le coordinate da cui partire per un nuovo protocollo che dovrebbe partire all'inizio del 2009. La data è uno dei pilastri del documento che è dato quasi per acquisito. Solo uno o due Paesi continuano a proporre il 2010 come termine ideale per concludere i negoziati del post-Kyoto (che scade nel 2012). Il 2009 lascerebbe tre anni agli Stati per ratificare il nuovo accordo ed evitare un vuoto alla scadenza del protocollo.

Il punto più dibattutto: abbassare dal 25 al 40% le emissioni da qui al 2020 per i Paesi sviluppati. La controversia è anche semantica: le Organizzazioni non governative parlano di "obiettivo", Stati Uniti e  Onu di "forchetta indicativa", altri di "linea direttiva". Inoltre Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia si oppongono all'inserimento di queste percentuali nel testo finale.

Nel documento saranno inseriti i finanziamenti per le misure di adattamento al cambiamento climatico, cruciali per aiutare i Paesi in via di sviluppo. Il fondo del protocollo di Kyoto prevede dagli 80 ai 300 milioni di dollari all'anno. Altro punto il trasferimento di tecnologie: alcuni Paesi in via di sviluppo potrebbero sviluppare tecnologie pulite ma al momento gli stati sviluppati bloccano questo processo rifiutandosi di rinunciare ai diritti di proprietà sui loro brevetti.

13 Dicembre 2007

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