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Dopo-Kyoto, delusione a Bali: compromesso sofferto

Gli Stati Uniti hanno dato l'assenso: non più tardi dell'aprile 2008 al via il negoziato. E' un testo debole, che non contiene dati sulle riduzioni

I più pessimisti potrebbero dire che la Conferenza mondiale sul clima di Bali si è chiusa con un nulla di fatto. Coloro che invece vedono il bicchiere mezzo pieno potrebbero ritenere un successo il fatto che gli Stati Uniti abbiano comunque accettato il documento quadro destinato ad avviare i negoziati per il post-Kyoto. La realtà dei fatti presenta un faticossissimo lavoro di negoziazione che, però, non ha consentito di inserire nel testo finale nessuno dei dati e dei tagli alle emissioni che l'Unione europea aveva proposto.

Il compromesso, che ha rischiato più volte di abortire, ha stabilito soltanto che è necessario avviare i colloqui per il dopo-Kyoto il "prima possibile e non più tardi dell'aprile del 2008". L'obiettivo è quello di arrivare entro la fine del 2009 a un nuovo piano per combattere il riscaldamento terrestre, ma sulla possibilità di inserire eventuali dati e percentuali di riduzione è rimasto il secco e perentorio veto degli Stati Uniti.

La riduzione delle emissioni del 25-40% entro il 2020, caldeggiata dall'Unione europea, è stata ritenuta inaccettabile da Washington, che da sempre rivendica  la necessità di "tenere conto del diritto delle economie più sviluppate a continuare a crescere, avendo accesso alle fonti di energia".

Il piano non fa alcun riferimento ad obiettivi specifici per la riduzione dei gas a effetto serra, ma rinvia alla relazione del gruppo di esperti sull'evoluzione del clima, che dovrebbe suggerire il livello di riduzione necessario. Una soluzione che, pur a malincuore, è stata accettata anche dall'Ue. Il ministro francese per l'Ecologia, Jean-Louis Borloo, si è detto soddisfatto per l'intesa raggiunta. "E' stata difficile ottenere l'impegno di tutti", ha commentato. L'accordo "permette agli Stati Uniti di unirsi a noi e questo è essenziale". A conti fatti i partecipanti alla conferenza di Bali hanno raggiunto un accordo per lanciare nuovi negoziati per il dopo-Kyoto, una necessità sempre più urgente, soprattutto perché il vecchio protocollo scade nel 2012.

Un testo che sta andando in pensione senza, però, aver raggiunto i risultati sperati. Il protocollo di Kyoto, che gli Stati Uniti non hanno mai ratificato, obbliga 36 Paesi industrializzati a ridurre entro il 2012 le loro emissioni di gas serra del 5% rispetto ai livelli del 1990.

17 Dicembre 2007

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