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Smog, Adiconsum contro i divieti per gli Euro 4

L'associazione dei consumatori: «Una scelta sbagliata, inconcepibile che lo Stato prima incentivi l'acquisto e poi vieti di fatto di usufruirne».

«Impedire l'utilizzo dei nuovi diesel Euro 4 nelle giornate di blocco è una scelta sbagliata e improvvisata. Il Filtro antiparticolato (Fap) non riduce l'inquinamento ma lo sposta soltanto in alcune aree della città che rischiano di diventare le discariche del particolato». Questo è quanto sostiene Adiconsum rivolgendosi ai sindaci parlando di una vera a propria «trappola in cui sono rimasti coinvolti 1,5 milioni di automobilisti, di cui 370.000 solo a Roma».

Paolo Landi, presidente dell'associazione dei consumatori, afferma di sostenere «tutte le iniziative per ridurre l'inquinamento e il traffico nelle città» ma precisa di considerare «sbagliati e non giustificati sul piano scientifico i provvedimenti presi da alcune città di impedire ai nuovi veicoli diesel Euro 4 la circolazione nei giorni di blocco». Provvedimenti che «si rivelano vessatori per i cittadini producendo solo un nuovo balzello da pagare».

E chiarisce che «è inconcepibile che a un nuovo veicolo acquistato con il contributo dello Stato di 600/700 euro e rispondente alle ultime direttive Ue - attacca - venga poi impedito di circolare da decisioni di carattere locale». Insomma «è inconcepibile che lo Stato prima incentivi l'acquisto e poi vieti di fatto di usufruirne». Per Adiconsum il divieto contro i diesel Euro 4 è un «provvedimento vessatorio che non riduce l'inquinamento». Infatti, il Fap ha una funzione di trappola rispetto alle polveri conseguenti alla combustione del diesel, polveri «che vengono trattenute nel filtro e poi "sparate" in nanoparticelle quando il veicolo va più veloce».

Siamo, quindi, di fronte «non a una riduzione dell'inquinamento, ma a uno spostamento del particolato in alcune aree della città che rischiano di diventare le discariche dei nuovi filtri Fap». Il Fap, precisano i consumatori, «non rientra nei parametri Ue previsti dall'Euro 4, nè allo stato è prevedibile che rientri nella futura normativa dell'Euro 5 e rischia - aggiunge - di essere oggetto di una grossa operazione speculativa, quando viene consigliato di montarlo successivamente. Operazione che, comunque, non potrà essere omologata».

Le scelte dei sindaci non sottraggono i concessionari dalle loro responsabilità. Attacca infatti Adiconsum: «In molti casi, pesanti sono le responsabilità dei concessionari che pur conoscendo le normative di divieto nelle città non hanno informato il consumatore, vendendo quindi un veicolo non conforme o sottacendo una informazione rilevante nella scelta d'acquisto». In base alla legge sulla conformità, il consumatore che è rimasto vittima «può reclamare un risarcimento e in taluni casi anche l'annullamento del contratto».

Adiconsum quindi rivolge un appello ai sindaci a modificare la delibera, sottolineando che «a favore di questa scelta concorrono numerose ragioni»: l'aspetto vessatorio nei confronti di chi ha acquistato questi nuovi veicoli, la non riduzione dell'inquinamento, i numerosi casi di malfunzionamento del veicolo a seguito del Fap, la non omologazione dei Fap montati successivamente, il rischio di grosse speculazioni commerciali ai danni dei cittadini. Adiconsum ritiene più utili altri provvedimenti: i bus a metano, la sostituzione di caldaie vecchia generazione, i pannelli solari, il vincolo per il taxi almeno all'Euro 4.

15 Febbraio 2008

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