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«Perdere altro tempo? Rischio disastri clima»

Intervista ad Antonio Cianciullo giornalista di Repubblica esperto di ambiente. Un viaggio nel futuro per capire gli scenari legati alla sostenibilità

Con l'estate ormai definitivamente alle spalle riparte la stagione delle discussioni legate all'ambiente. Nell'agenda internazionale, su tutti, spicca l'appuntamento messicano di Cancun a dicembre in cui si riprenderanno le fila di quanto (non) è stato fatto a Copenaghen nel vertice di fine 2009.

In Messico si cercherà di trovare una valida prosecuzione al Protocollo di Kyoto ormai in scadenza, anche se dubbi e incertezze già affiorano numerosi, così come il partito dei "clima-scettici". Cosa dobbiamo aspettarci nell'immediato futuro dal settore green?

Lo abbiamo chiesto ad Antonio Cianciullo esperto di sostenibilità e di tutto ciò che riguarda la conoscenza delle possibilità di salvaguardia del Pianeta. Da trent'anni protagonista sulle pagine de La Repubblica, ci dice la sua sui temi caldi, molto caldi legati alla martoriata Terra dai quali dipende il futuro di tutti. Nessuno escluso.

Dopo Copenhagen, a poco dalla conferenza di Cancun, cosa è cambiato per il clima in questo anno e cosa è lecito aspettarsi dall'incontro messicano.

Rispetto all'inizio della presidenza di Barack Obama, quando il nuovo presidente lanciò il Green new deal, una parte delle attese sono rimaste deluse. Nel senso che il peso della crisi economica si è andato accentuando e la credibilità di una rapida uscita dalla stessa spingendo sul pedale dell'innovazione e dell'efficienza energetica e delle rinnovabili, non ha avuto i tempi che qualcuno si aspettava che avesse. Le difficoltà di Obama negli Stati Uniti sono cresciute, contemporaneamente il quadro delle emissioni continua invece ad aggravarsi. L'immagine mass mediatica del cambiamento non arriva. C'è incertezza.

Come dire cambiare tutto per non cambiare nulla. Era infatti ottimistico, pensare che dopo Copenaghen vi sarebbero stati cambiamenti "epocali".

L'immagine che una parte del mondo politico ed economico vuol dare è che il cambiamento è impossibile e che la saggezza consiste nel sapere che bisogna procedere con la realtà dell'oggi. Tradotto vuol dire procedere con i fossili e poi in un futuro imprecisato affidato a un salto della ricerca anch'esso imprecisato, nella sua possibile datazione, si arriverà a questo paradiso in terra. Ma probabilmente oramai sarà tardi. L'ideale sarebbe creare dei benefici per l'oggi in modo di avere un domani per le generazioni future. Se non si avranno benefici per l'oggi è completamente improbabile pensare che li avranno le generazioni future. Sarà fondamentale una battaglia sulla comunicazione del cambiamento, sui vantaggi che quest'ultimo per il presente, per i vantaggi che ha sull'economia. E' possibile arrivare a cambiamenti in tempi rapidi con benefici a pioggia. E' una partita molto incerta, non negli esisti finali, ma nei tempi e nei modi. Perdere ancora anni significa far crescere in modo esponenziale la probabilità di un disastro climatico di portata incalcolabile.

Questo anche perchè sembra che la gente stia perdendo quasi la speranza di vedere un Pianeta "guarito".

In questi ultimi mesi l'onda lunga dell'insuccesso politico di Copenaghen ha creato una bolla di sfiducia sulla possibilità di un governo globale dei beni collettivi: l'atmosfera, il mare, tutte le risorse del Pianeta che senza un accordo internazionale non possono essere difese. Se non si riesce ad affidare gli elementi necessari per la sopravvivenza dell'umanità a un governo concordato degli Stati non resta che il mercato. Si sta andando, infatti, verso questa opzione in cui in maniera debolmente guidata è il mercato che governa queste necessità. Sta così nascendo una spinta verso un cambiamento, verso le rinnovabili, verso l'efficienza perchè, comunque, il mercato risponde ai bisogni collettivi. C'è gente che compra più energia pulita, che fa scelte ecosostenibili e quindi il mercato si dirige verso questa direzione, quella dei bisogni dei singoli.

A proposito di rinnovabili: quali sono le vere novità registrabili nel settore e soprattutto a che punto siamo in Italia con l'energia pulita?

Nel 2009 in Europa più del 60% della potenza dei nuovi impianti è eolica. Il trand è sostanzialmente il medesimo in tutte le parti del mondo con una forte crescita ovunque. Eppure l'Italia continua ad avere una guida incerta dal punto di vista politico e questo è deleterio. L'opposto di quanto accade da noi è stato fatto dalla Germania sebbene vi siano stati cambi di governo da un fronte all'altro. La politica energetica non è mai stata messa in discussione, anche se con ritocchi qua e là: nel complesso il sistema di rilancio delle rinnovabili e dell'efficienza energetica è stato mantenuto e perseguito da tutti i governi con il risultato di aver creato una potenza indiscutibile sul piano internazionale in questo campo e un'industria nazionale estremamente agguerrita e capace, tra l'altro ricca di posti di lavoro. In Italia invece c'è una alternanza legata in gran parte ai cambi di governo per cui non si riesce mai ad avere una normativa certa.

L'eolico fatto in casa oppure quello industriale fatto fuori casa?

L'alternativa tra grande eolico e piccolo eolico è un falso problema, una falsa alternativa. In realtà noi abbiamo bisogno sia del piccolo che del grande eolico. In primo luogo ci vogliono tanti piccoli impianti perché è giusto che vi sia una fonte decentrata, affinchè si sviluppi la ricchezza e la possibilità di lavoro e comunque di penetrazione di questo mezzo in maniera più democratica. Si va verso quella "grande rete" cui pensa Rifkin con la sua Terza rivoluzione industriale. Teniamo presente che abbiamo soltanto una decina d'anni per riuscire a bloccare le emissioni di gas serra che continuano a crescere in maniera velocissima, per riuscire a fermarle prima che raggiungano una soglia di reale rischio catastrofe. E dobbiamo pensare, immaginare che vi sia anche, per accelerare il processo di decarbonizzazione, l'uso di grandi impianti. A livello internazionale, l'Europa sta già pensando a una griglia, una grande rete nel Nord per incanalare l'energia di un sistema di grandi impianti eolici offshore. A sud, sfruttamento della fascia nord africana per impianti solari con una grande rete per incanalare l'energia verso l'Europa dal lato meridionale. Quindi tre livelli di rinnovabili: rinnovabili estremamente diffuse, rinnovabili di media taglia che stanno sul territorio dei singoli Paesi, infine operazioni di taglie molto grandi. Concentrate in queste due fasce che creano due poli energetici puliti nella parte nord e nella parte sud del sistema europeo.

Un tema sempre caldo è senza dubbio quello dei motori. Un anno fa di questi tempi si era in piena crisi con le case auto che lamentavano un po' ovunque un sostegno da parte dello stato. Ti chiedo se oggi il mercato ha ripreso e che cosà è lecito aspettarsi nel prossimo futuro.

Facendo un salto ancora più avanti possiamo dire che il 2012 è l'anno in cui alcune grandi case automobilistiche pensano al lancio operativo dell'auto elettrica. Ci sarà una importante quota di mercato occupata da questa tipologia di mezzi e su questo c'è da tempo una convergenza tra i grandi marchi e le grandi aziende elettriche. Si va alla ricerca di accordi in questo senso, perché c'è ovviamente una ricerca di interessi comuni visto che l'auto elettrica avrà bisogno di una rete molto particolare ed efficiente che quindi coinvolge necessariamente anche l'aspetto di produzione di energia elettrica. E' da vedere, poi, se questo progetto sarà incentrato prevalentemente sull'auto elettrica oppure su quella ibrida.

Qual'è il tempo di "esistenza in vita" del Pianeta nei suoi dettagli e nella sua interezza?

Ma è molto difficile dirlo. Secondo le previsioni c'è un forte aumento degli eventi estremi, nell'arco di una decina d'anni. Io credo che sia ragionevole prevedere un aumento, in particolare, di fenomeni quali alluvioni, siccità e uragani. Sono gli stessi eventi che hanno contraddistinto questi ultimi anni e che in realtà sono anche nella storia dell'umanità. Quel che però fa la differenza è la forza, l'intensità e il numero di questi eventi. Un conto è avere in una singola area dell'Europa un alluvione devastante ogni venti o trent'anni e un conto averne uno ogni due o tre. Basti pensare che in Belize si è dovuta spostare la perché non riusciva a resistere alla forza degli uragani. Si potrebbe invece verificare il caso di una città costruita in un luogo apparentemente e ragionevolmente sicuro e che invece in forza del cambiamento climatico, potrebbe diventare talmente insicura da richiedere una evacuazione. Su tempi invece più lunghi, meno definibili, ci sono eventi catastrofici maggiori. Lo scioglimento dei ghiacciai, di alcune aree come la penisola Antartica e la Groenlandia. Il singolo scioglimento porterebbe a un innalzamento del mare di sei o sette metri. Il mutamento climatico si è accelerato rispetto alle previsioni di pochi anni fa. Se si dovesse proseguire con questo trand, si potrebbe immaginare previsioni che oggi hanno tempi lontani potrebbero domani avere tempi vicinissimi.

Giorgio Fasan

26 Ottobre 2010

Antonio Cianciullo
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Giovedì 31 Luglio 2014 12:30:27
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