Le sfide che attendono il settore delle rinnovabili e le strategie per la crescita del comparto all'indomani della bocciatura del nucleare con il referendum del 12-13 giugno. Su questi temi si imbastisce il rapporto dell'Aper, l'associazione dei produttori del comparto eco-energie, sul 2010-2011, come previsto dal pacchetto Clima.
In una lettera aperta di presentazione del Rapporto il presidente di Aper Agostino Re Rebaduengo ha sottolineato come il risultato referendario porti a ridefinire le politiche energetiche italiane che prevedevano per l'anno 2020 un consumo elettrico lordo totale di 375 TWh ripartito tra fonti fossili (187 Twh, pari al 50%), fonti rinnovabili (98 Twh, pari al 26%) e fonte nucleare (90 Twh, pari al 24%). Ora che il nucleare è stato definitivamente escluso dalle opzioni, la sua quota dovrà essere compensata da altre fonti: "A tal fine – si legge nella lettera - auspichiamo che 52 TWh vengano prodotti dalle rinnovabili, che così contribuirebbero al mix elettrico annuo per 150 TWh (pari al 40%) e i restanti 38 TWh provengano dalle fonti fossili (possibilmente termoelettrico “ambientalizzato”) che contribuirebbero così per 225 Twh (pari al 60%)".
Obiettivi importanti che possono essere raggiunti attraverso la valorizzazione della filiera italiana delle rinnovabili, la massima efficienza e la pianificazione nazionale e poi locale: "In pratica si tratta di passare da 35 TWh di 'rinnovabili recenti' a 110 TWh in soli 10 anni [...] un’incredibile opportunità di sviluppo, occupazione, ricerca e indipendenza energetica", ha sottolineato il presidente di Aper.
28 Luglio 2011