Territori

L'Aquila, riciclo macerie per la ricostruzione

I cittadini del capoluogo abruzzese stanno organizzando un'iniziativa domenica 28 febbraio: entreranno nella zona rossa e porteranno via i cumuli

«Se L'Aquila vuole ancora provare a diventare d'esempio per il mondo, trasformando la catastrofe in catarsi, la strada della ricostruzione non può che passare per i territori della sostenibilità».  

Questa la posizione dei cittadini aquilani, che stanno organizzando l'iniziativa simbolica con cui domenica 28 febbraio entreranno nella zona rossa della città per arrivare in piazza Palazzo (quella  antistante il palazzo del Comune), dove cominceranno a portare via le macerie che nel centro della piazza creano cumuli alti tre metri. 

Gli aquilani, coscienti che le macerie potrebbero trasformarsi in un facile cavallo di Troia per la malavita organizzata che di simili affari vive, armati di pale, secchi, carriole e rastrelli, non sposteranno semplicemente le macerie da un posto all'altro, ma le divideranno in base ai materiali e preparandole, dunque al riciclo. Per farlo hanno chiesto la collaborazione di alcune associazioni ed esperti in materia. 

«Non possiamo ridurci a cercare terreni in cui sotterrare le macerie: da ferro, cemento, mattoni può essere ricavato materiale inerte per l'edilizia da riutilizzare anche qui all'Aquila», hanno fatto sapere gli organizzatori che in realtà sono semplici cittadini. «Lo slogan in questo momento per noi è: riciclaggio delle macerie per una ricostruzione sostenibile», hanno spiegato. 

L'iniziativa, infatti, nasce spontaneamente da quanti domenica 21 febbraio, dopo aver appeso la chiave della propria abitazione ancora inagibile, hanno raggiunto piazza Palazzo e hanno avuto un confronto con il sindaco Massimo Cialente, al quale hanno rimproverato di non aver ancora liberato il centro storico della città dalle macerie che impediscono l'accesso a molte strade e violetti della zona rossa in cui tutto resta come il 6 aprile.  

Solo il 14 febbraio alcune centinaia di cittadini hanno potuto rendersi conto della situazione del centro protetto dalle transenne, forzando al grido di "L'Aquila è nostra" il varco presieduto dai militari ai Quattro cantoni e accedendo alla piazza del Comune dove hanno trovato cumuli incredibilmente alti di rovine. 

Quella di domenica sarà, quindi, un'operazione simbolica volta a sollevare l'attenzione sulle problematiche del centro storico della città. L'Aquila, a 11 mesi dal terremoto, è di fatto una città fantasma, priva della sua anima: le macerie ancora in strada sono il simbolo più evidente della mancanza di pianificazione con cui si è lavorato nel cratere.

24 Febbraio 2010

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