Ruoteperaria

Roma ha voluto la bici ma non pedala

La capitale italiana è lontana dalle altre città in Europa in fatto di bike sharing. Il punto nel convegno organizzato dall'associazione Clorofilla

Roma è indietro in fatto di bike sharing. Il sistema di bici condivisa è un servizio intelligente, nato da anni in tutta Europa per spingere le persone a usare la bicicletta per i piccoli e grandi spostamenti, per andare al lavoro, per svago o per andare a fare la spesa.

Anche Roma vorrebbe raggiungere i livelli di altre capitali, ma ad oggi i numeri sono poco lusinghieri specialmente se confrontati con altre realtà nostrane e non. L'occasione del confronto è stata offerta da Clorofilla, l'associazione ambientalista che si occupa di sviluppo sostenibile e ha posto in rilievo come l'esperienza romana non sia paragonabile a quella di altre città, con sole 150 biciclette e 19 cicloposteggi.

In tutta Europa funziona così: una società privata sostiene e sviluppa il progetto, offrendo posteggi e biciclette, disponibili attraverso l'uso di carte di credito o tessere personali e a costi molto competitivi, in cambio ottiene spazi pubblicitari da poter sfruttare, o come accade a Barcellona dietro compenso in denaro; le società e i Comuni, spingono ed educano i cittadini ad appassionarsi all'uso delle due ruote, facendolo diventare un mezzo di trasporto comodo e alla portata di tutti, ben integrato con gli altri servizi pubblici.

‘Cemusa', società di arredo urbano e pubblicità outdoor, nel 2007 era stata incaricata dal comune di Roma di sviluppare il progetto, ma dopo un iniziale avvio nell'anno successivo, si è ritirata in disaccordo con gli spazi pubblicitari concessi dall'amministrazione, considerati insufficienti. L'eredità del bike sharing è così passata da giugno 2009 all'Atac, l'agenzia del trasporto autoferrotranviario di Roma, che ha avuto il compito di dar nuova linfa al servizio senza però ottenere alcun finanziamento, indispensabile per poter pensare ad un programma di sviluppo.

Sandro Bartolucci, responsabile di Atac per il servizio di bike sharing romano, ha illustrato progetti, piani di miglioramento, per preservare e promuovere uno strumento, la bicicletta, che non inquina e capace contemporaneamente di regalare un po' di attività fisica ad una società sempre più sedentaria; idee e numeri che purtroppo rimarranno tali, senza gli aiuti economici necessari a trasformarli in fatti.

L'esempio romano stride ancor di più se confrontato con l'esperienza milanese, dove il bike sharing rappresenta ormai una realtà importante con 103 stazioni e 1.400 biciclette e prelievi medi di 4.000 biciclette al giorno; lo scopo è infatti quello di spingere i cittadini a utilizzare le due ruote spesso e per poco tempo, per questo si regala la prima mezz'ora di utilizzo. Il project manager di Clear Channel, la società che si occupa del servizio di bici condivisa a Milano, Sergio Verrecchia, ha prospettato per il capoluogo lombardo un prossimo aumento di ulteriori 200 stazioni e 3.600 biciclette in più, tanto da poter competere con altre città come Amsterdam, Barcellona, Stoccolma o Parigi.

E proprio dalla capitale francese è arrivato un altro esempio di lontananza dalla realtà romana: il bike sharing partito nel 2001 ha avuto già nel primo giorno un prelievo di 800.000 unità, con un uso del mezzo diventato negli anni sempre più facile e abituale. E' lecito quindi aspettarsi quanto auspicato da Mendi Guadi, consigliere municipale di Parigi: «Spero che un giorno si possa andare tutti in giro in bicicletta, trovando l'automobile solo in esposizione in qualche museo».

15 Dicembre 2009

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