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Biodiversità, una specie su 5 rischia estinzione

Lo dice uno studio presentato a Nagoya, Giappone, in occasione alla decima Conferenza della parti (Cop10) della Convenzione per la biodiversità

La valutazione globale pià completa dei vertebrati conferma una crisi di estinzione, con un quinto delle specie minacciate.  Tuttavia la situazione sarebbe peggiore se non fosse per gli attuali sforzi di conservazione.

E' quanto emerge da uno studio presentato alla decima Conferenza della parti (Cop10) della Convenzione per la biodiversità (Cbd), in corso a Nagoya, in Giappone.

Lo studio sarà pubblicato sulla rivista scientifica Science e ha utilizzato dati su 25.000 specie presenti nella "Lista rossa delle specie minacciate" dell'Unione internazionale per la conservazione delle natura (Iunc).

I risultati mostrano che in media 50 specie di mammiferi, uccelli, e anfibi si avvicina all'estinzione ogni anno. Questo, denuncia lo studio, a causa dell'impatto dell'espansione agricola, del taglio delle foreste, del sovrasfruttamento, e delle specie invasive.

La ricerca, oltre a confermare precendenti testimonianze della continua perdita di biodiversità, per la prima volta presenta chiare evidenze dell'impatto positivo degli sforzi di conservazione sul Pianeta.

Dati alla mano, i risultati mostrano che la percentuale di specie minacciate tra i vertebrati va dal 13% negli uccelli al 41% negli anfibi. Mostra poi che lo stato della biodiversità sarebbe declinato almeno del 20% in più se non fossero stati messi in atto interventi di conservazione.

Infatti il rapporto mette in luce come 64 specie di mammiferi, uccelli e anfibi hanno migliorato il loro status grazie ad azioni di conservazione di successo. Queste includono tre specie che erano estinte allo stato selvatico e ora sono state reintrodotte con successo in natura.

Si tratta del condor della California e il furetto dai piedi neri, negli Stati Uniti, e il cavallo di Przewalski, in Mongolia. Gli sforzi di conservazione, sottolinea lo studio, hanno avuto particolare successo nel combattere le specie aliene invasive sulle isole.

La popolazione globale del merlo-gazza delle Seychelles, è cresciuta da meno di 15 individui nel 1965 a 180 nel 2006 grazie al controllo dei predatori introdotti dall'uomo e ai programmi di riproduzione in cattivita' e di reintroduzione.

Alle Mauritius sei specie di uccelli hanno uno status migliore che in passato, incluso il gheppio delle Mauritius, la cui popolazione è cresciuta da soli quattro individui nel 1974 a quasi 1000.     

Lo studio sottolinea che pochissimi anfibi hanno finora mostrato segni di recupero, ma gli sforzi internazionali stanno crescendo. A proposito di scomparsa di natura, il sud-est asiatico ha subito di recente le perdite più drammatiche.

Edward O. Wilson, dell'università di Harward, avverte: «La spina dorsale della biodiversità si sta erodendo. Attenzione, perchè un piccolo peggioramento nella Lista Rossa significa un gigantesco balzo verso l'estinzione».

 

Alessandro Noto

27 Ottobre 2010

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