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Crisi biodiversità, economia mondiale a rischio

Al Congresso mondiale della Iucn, la Commissione Europea ha presentato uno studio sulle conseguenze economiche del degrado degli ecosisistemi

La crisi dei mutui americani e il crollo dei mercati azionari non sono le sole minacce ad incombere sull'economia globale. Anche il depauperamento delle risorse naturali in atto in tutto il Pianeta rappresenta un fattore di rischio non trascurabile per gli equilibri finanziari mondiali.

Lo dimostra lo studio della Commissione Europea "L'economia della biodiversità e dei sistemi naturali" presentato a Barcellona in occasione del Congresso mondiale di conservazione della natura della Iucn (Unione Mondiale er la Conservazione della Natura). La ricerca, alla cui illustrazione ha assistito la delegazione di Federparchi presente nella città catalana, fornisce una radiografia di quello che potrebbe succedere all'economia mondiale se continuassero a diminuire le risorse che la natura ci ha sempre offerto gratuitamente (acqua, aria pura, cibo, legno, combustibili, etc).

Il rapporto, finanziato dalla Commissione Europea e dal governo tedesco e realizzato dal dipartimento Global markets business della Deutsche Bank, dimostra che la perdita di biodiversità ed il degrado degli ecosistemi sono responsabili di un fortissimo impatto sull'economia e sul benessere. In particolare, la perdita di risorse naturali sta già avendo un impatto devastante sulle economie più deboli, tanto che è possibile individuare un rapporto strettissimo tra depauperamento della biodiversità e livelli di povertà.

Anche se i sistemi convenzionali di valutazione economica non consentono di stabilire con attendibilità come sarà la Terra che lasceremo alle generazioni future, su una cosa gli esperti dell'istituto bancario tedesco si sbilanciano senza riserve: se la perdita di risorse naturali non si arresterà, il divario tra nord e sud del mondo (con le conseguenti implicazioni socio-politiche, oltre che etiche) non potrà che aumentare.

Lo studio della Commissione Europea entra a questo punto in una seconda fase, che si concluderà nell'autunno del 2010. Nel corso del prossimo anno saranno raccolte nuove evidenze sperimentali ed elaborati strumenti da sottoporre all'attenzione dei decisori politici. Che non potranno continuare a trascurare gli aspetti economici della biodiversità.

08 Ottobre 2008

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