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Biodiversità, a Nagoya accordo sulla tutela

Il Protocollo prescrive che entro il 2020 il 17% delle terre emerse e il 10% degli oceani (oggi sono il 13 e l'1%) diventino riserve naturali

A un anno quasi dal flop di Copenaghen sul riscaldamento globale, la decima conferenza della Convezione Onu sulla biodiversità (Cop10) di Nagoya ha prodotto un accordo importantissimo sulla tutela ambientale della biodiversità e degli ecosistemi.

I 193 delegati che hanno preso parte all'appuntamento  giapponese hanno concordato di lavorare alla protezione di almeno il 17% delle aree di terra e il 10% degli oceani per il 2020.

Obiettivi meno ambiziosi nel confronto con le ipotesi auspicate o circolate o auspicate alla vigilia dell'appuntamento giapponese (rispettivamente del 25% per la terra e del 15% per i mari/oceani) ma che rappresentano un ottimo punto di partenza per il vertice di Cancun di dicembre in cui si discuterà il post-Kyoto.

Gli Stati hanno concordato i contenuti del protocollo vincolante sulla ''condivisione equa dei benefici'' legati all' utilizzo delle risorse genetiche di animali, piante e microrganismi, che era uno dei punti più controversi in esame e che potrebbe far affluire miliardi di dollari alle nazioni in via di sviluppo.

I rappresentanti di quasi 200 Paesi, con gli Stati Uniti nell'inedito ruolo di osservatore non avendo ancora ratificato la Convenzione nata dal vertice di Rio sulla Terra del 1992, hanno dato il via libera al piano strategico di 20 punti per centrare nel 2020 ''la frenata del ritmo di perdita delle specie animali e vegetali''.

Il protocollo sulla ripartizione dei vantaggi derivanti dal patrimonio genetico (Abs), con le applicazioni possibili da parte delle indutrie farmaceutiche e della cosmesi, è stato fondamentale per fare i passi necessari in avanti nelle complesse trattative che hanno visto i Paesi in via di sviluppo reclamare da anni una netta inversione di tendenza.

Sul tema, il Brasile, che concentra nel bacino amazzonico il 10% delle specie conosciute al mondo, ha posto la condizione prioritaria di un accordo equo sulle risorse, in termini d'accesso e condivisione.

 

Alessandro Noto

02 Novembre 2010

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