Sotto il tappeto marino una parte dello Scoglio della Scola, zona privilegiata per le immersioni subacquee e di alto valore ambientale al Giglio, è già stata divorata dalla Costa Concordia che successivamente si è andata ad adagiare, con la sua imponente stazza, su un letto di roccia piena di vita.
A lanciare l’allarme biodiversità nella zona interessata dall’incredibile naufragio della nave da crociera, è l’associazione ambientalista Marevivo che denuncia come il danno ambientale all’ecosistema sia in parte già stato compiuto.
«Al Giglio i fondali sono ancora ricchissimi di Cystoseire, Gorgonie, Posedonie, Spugne, Molluschi, Crostacei, Celenterati, che sono rimasti schiacciati assieme a miriadi di altri organismi», il commento di Francesco Cinelli, esponente del comitato tecnico di Marevivo e docente di Ecologia all’Università di Pisa.
Oltre alla bomba ecologica costituita dalle migliaia di litri di carburante, che in queste ore gli olandesi della Smit stanno provando a disinnescare, c’è anche il problema dell’enorme mole di rifiuti che la Concordia sta portando a fondo: dai detersivi agli oli alle vernici ai prodotti di clorazione delle piscine, ai metalli di vario ordine e grado che cominceranno a degradarsi e a diffondere nell’acqua circostante tutte le proprie componenti nocive.
L’auspicio di Marevivo è che la nave venga rimossa quanto prima: più infatti rimarrà adagiata sul fondo, più i danni saranno gravi e il recupero del fondale lento. C'è un precedente poco incoraggiante: dopo oltre cinque anni, alla Secca di S. Giovanni all’Isola di Pianosa, dove urtò la nave da ricerca “Allianz” del Centro Nurc di La Spezia, le rocce denudate sono ancora quasi prive di organismi.
20 Gennaio 2012
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