L'industria della bioraffinazione può svolgere un ruolo chiave nella mitigazione dei cambiamenti climatici e nella creazione di un sistema energetico più sostenibile.
Lo sostiene un rapporto messo a punto dal Wef (World economic forum), organizzazione indipendente internazionale senza fini di lucro, nel quale si rileva che le nuove tecnologie che si stanno mettendo a punto per le biomasse si presentano particolarmente promettenti anche ai fini dello sviluppo economico e della creazione di nuova occupazione.
Secondo il rapporto il settore potrebbe creare un gettito potenziale di circa 240 miliardi di euro entro il 2030 nei vari comparti di interesse (agricoltura, produzione e commercio di biomasse, biocombustibili, bioplastiche, produzione di elettricità e calore).
La relazione individua una serie di sfide strategiche e commerciali che devono essere adeguatamente affrontate per assicurare il successo della commercializzazione su larga scala dei prodotti della bioraffinazione.
I quali, oltre a interessare il settore energetico sotto il profilo della generazione di energia elettrica e di calore e della produzione di biocarburanti, aprono anche nuove prospettive industriale, ad esempio per il comparto delle bioplastiche.
Ma, soprattutto, viene rimarcato il ruolo cruciale di transizione che lo sviluppo e la diffusione di nuove materie prime a base vegetale possono offrire al superamento di un'economia energetica fondata sulle fonti fossili e al conseguente abbattimento di emissioni di anidride carbonica.
Nessuna azienda o governo - avverte però questo studio - può guidare da solo questa transizione che necessita di una stretta collaborazione tra settore pubblico e privato imperniata sull'accettazione dell'innovazione come criterio-guida.
In particolare, spetta ai governi offrire sostegno nella fase pre-competitiva per la creazione delle condizioni atte allo sviluppo di un nuovo mercato, mentre spetta ai capitali privati guidare il corso dell'innovazione.
05 Luglio 2010