Esteri

Amazzonia, ok alla diga. Ripartono le proteste

Antonia Melo, del movimento Xingu Vivo: «E' un progetto a beneficio dell'industria. Genera gas dannosi e in 30.000 dovranno lasciare le proprie case»

Il via libera del governo brasiliano per la costruzione della diga di Belo Monte fa scoppiare la protesta degli ecologisti.

Il progetto infatti, impressionante per dimensioni (sarebbe la terza al mondo) e costi (11 miliardi di dollari), consentirà la produzione di energia per 11.000 megawatt, ma avrà anche effetti senza pari sull'ecosistema di una regione già provata come l'Amazzonia.

Nonostante le rassicurazioni ricevute, gli indigeni sono sul piede di guerra. Antonia Melo, del movimento Xingu Vivo, una galassia di 150 Ong, sembra parlare per tutti: «E' un progetto che va a beneficio solo dell'industria. Contrariamente a quanto si afferma, non si tratta di energia pulita: genera gas metano dannoso per il clima e 30.000 persone dovranno lasciare le loro case».

La conseguenza più immediata per le popolazioni stanziate lungo il corso del fiume Xingu, nella regione di Altamira, sarà l'inondazione di 500 chilometri quadrati di terre. La stessa magistratura brasiliana avanza dubbi sul progetto: «Ci saranno 85.000 persone alla ricerca di un lavoro e un nuovo processo di deforestazione», ha dichiarato il procuratore Ubiratan Gazetta.

Gli abitanti minacciano manifestazioni e azioni legali. Intanto, il movimento ha già trovato uno sponsor celebre nel cantante inglese Sting che già lo scorso anno, durante un concerto a San Paolo, invitò sul palco un cacicco indiano per denunciare il progetto.

04 Febbraio 2010

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