E' stata la grande minaccia ambientale della fine del Ventesimo secolo: nel maggio di 25 anni fa venne rilevato un buco nello strato di ozono nella stratosfera sopra i ghiacci dell'Antartide e gli scienziati lanciarono l'allarme per il possibile pericoloso aumento delle radiazioni solari cancerogene.
Lo strato di ozono protegge tutte le forme di vita sulla Terra dagli effetti dannosi dei raggi ultravioletti e il suo graduale esaurimento, dovuto alla dispersione di prodotti chimici nell'atmosfera, rischiò di far aumentare in maniera esponenziale i casi di cancro alla pelle e di cataratta, una minaccia tanto forte che costrinse i politici ad agire.
Due soli anni dopo la pubblicazione della scoperta da parte di tre scienziati britannici, la comunità internazionale aveva messo a punto il Protocollo di Montreal per ridurre e quindi mettere al bando l'uso e produzione dei gas responsabili del buco, i clorofluorocarboni (Cfc), utilizzati in una miriade di prodotti, dai frigoriferi agli spray.
Il protocollo condusse alla messa fuori commercio dei Cfc in tutti i Paesi sviluppati: nel 2009 tutti i paesi Onu avevano siglato il protocollo, che è considerato uno successo internazionale sul fronte ambientale.
Ora, un quarto di secolo dopo la pubblicazione del lavoro che documentava l'esistenza del buco, uno degli scienziati autori della scoperta ricorda che questa avrebbe potuto non essere realizzata se non fosse stato per una combinazione di ostinazione e fortuna.
«La mia idea è che la fortuna abbia giocato il suo ruolo, come in molte altre scoperte scientifiche», ha detto al quotidiano The Independent Jonathan Shanklin, che insieme ai colleghi Joe Farman e Brian Gardiner raccolse sul campo i dati fondamentali.
Di fatto, le misurazioni realizzate alla base antartica erano destinate a migliorare le previsioni meteorologiche e a verificare le teorie sulla circolazione atmosferica, non a rilevare l'ozono.
Tuttavia divenne sempre più chiaro che i livelli di ozono della primavera antartica, tra settembre e ottobre, si riducevano significativamente ogni anno e recuperavano solo parzialmente d'estate.
Nessuno però all'inizio degli Anni Ottanta si era accorto che lo strato di ozono sull'Antartide si stava assottigliando ogni primavera, quando i raggi del sole cominciavano a penetrare nella notte australe reagendo con il cloro contenuto nei Cfc.
Lo studio del 1985 mostrò che il minimo dell'ozono registrato a metà ottobre era diminuito del 40% tra il 1975 e il 1984.
Oltre 20 anni dopo il Protocollo di Montreal ci sono segnali di un parziale recupero dell'ozono, ma ci vorranno decenni prima che torni ai livelli di 50 anni fa: se non fosse stato per tre scienziati che condussero con ostinazione il loro esperimento di lungo termine ci vorrebbe ancora più tempo.
07 Maggio 2010