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Salute e ambiente: l'ecostile di Cavic

Incontro col nuotatore serbo medaglia d'argento a Pechino. Un atleta fuori dal comune, la vita divisa tra Usa ed Europa con un occhio ai temi "verdi"

Monica Bellucci dice che è l'atleta più bello al mondo. E lui risponde così: «Con il dovuto rispetto, lei al momento è incinta e si dice che le donne in questo stato vedano le cose in maniera diversa».

Milorad Cavic ha un modo tutto suo di guardare alla vita, prendendola sul serio ma senza necessariamente prendere sul serio se stesso.

Altrimenti il nuotatore serbo forse non avrebbe preso con l'adeguata filosofia il fatto di aver perso la medaglia d'oro olimpica nei 100 farfalla a Pechino senza che nessuno, tranne lo sponsor di Michael Phelps classificato primo, riuscisse a dimostrare che effettivamente aveva toccato per secondo.

«In fondo non è una brutta cosa essere battuto dal più grande nuotatore che sia mai esistito». Non gli dà fastidio neanche che ad ogni intervista la metà delle domande riguardino Phelps.

Eppure con lui si può parlare di tutto. Anche di ecologia, dato che a marzo è stato la star del primo trofeo internazionale "Energie rinnovabili" svoltosi a Torraca, il comune in provincia di Salerno che è salito agli onori delle cronache per essere la prima led city al mondo e che ha come fiore all'occhiello proprio la piscina olimpica dove si allena Cavic.

Un impianto che rappresenta un modello di utilizzo delle energie rinnovabili, essendo completamente alimentata con sistemi ecocompatibili. L'impianto funziona risparmiando oltre il 50% dei consumi dato che è alimentato con pannelli solari, fotovoltaici, teli isotermici e illuminazione a led.

«E' stato un piacere parteciparvi - dice Cavic, anche se è arrivato secondo pure stavolta - perché è stata un'ulteriore dimostrazione di come lo sport possa essere un efficace strumento di lotta per la salvaguardia della salute e dell'ambiente».

Già, la salute. Cavic è stato tra i pochi campioni del nuoto ad aderire alla campagna "Positivo alla salute". Rende pubblici i suoi test antidoping, chiede che i controlli avvengano anche sul sangue, è favorevole al passaporto biologico per gli atleti.

«Il doping è un'altra forma di inquinamento, inquinamento del corpo. Ed è un crimine. Voglio dimostrare che tutto ciò che si vede, per quanto mi riguarda, è naturale al 100%».

Chissà se lo sono anche gli altri, come ad esempio i muscoli del francese Bernard. «So quanto si è allenato in palestra, ma so anche che se avessi fatto lo stesso allenamento suo non avrei i suoi muscoli», disse tempo fa.

Non c'è solo l'ambiente in testa ai pensieri di Milorad Cavic, dato che l'evento di Torraca è servito per raccogliere fondi per l'associazione "Believe in yoursef" fondata proprio da lui e che si occupa di seguire i bambini serbi orfani di guerra.

«E' un progetto che porto avanti assieme alla pallavolista serba Ivana Djerisilo. Cerchiamo di trasmettere agli orfani il coraggio di guardare al futuro, di provare a cambiare quello che loro immaginano sia un destino di sofferenza. A credere in loro stessi, insomma».

Il senso d'appartenenza di Cavic alla sua terra è forte, lo dimostrò salendo sul podio degli Europei con la maglietta "Kosovo is Serbia", lui che fino a 12 anni ha vissuto negli Stati Uniti, cioè il primo paese che riconobbe l'indipendenza del Kosovo.

«Sono tornato in Jugoslavia a 12 anni, ho visto che un gelato costava 2.700 dinari e che i miei amici non potevano comprarsi le scarpe. Io non sapevo neanche cosa fosse l'inflazione. Ho capito di averla scampata e ho sviluppato un forte senso patriottico».

E la sua America? «Mi ha insegnato a credere in me stesso. Però l'America fa di te un robot, in ogni campo. Un cittadino normale, come era mio padre, un emigrate, entra nel gorgo di rate e mutui e non ne esce più.

Un atleta deve diventare una macchina da prestazione, non si può esprimere se non in gara. Vogliono atleti stupidi, che dicano il meno possibile, e soprattutto nessun concetto. Io, finita la piscina, col mio coach voglio parlare di società, politica, di quello che succede nel mondo, non di nuoto».

Ma la cosa che l'America gli ha lasciato nel cuore è un'altra: «L'Oceano, visto dalla California, è uno spettacolo della natura. La natura va difesa». Per questo è bello allenarsi a Torraca.

Milena Orlandini

01 Luglio 2010

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