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G8 ambiente: passi avanti in vista di Copenhagen

Da Siracusa si lancia un messaggio forte per il summit degli 8 Grandi del mondo che si riuniranno a luglio e per la conferenza sul clima di dicembre

SIRACUSA - Una conferenza stampa in cui è stata protagonista la stampa locale, ha chiuso la tre giorni del G8 ambiente di Siracusa. Al summit del G8 di luglio saranno inviati tre messaggi, contenuti nel "Chair summary". Il primo è legato ai pacchetti di stimolo e di ripresa che dovrebbero comprendere spese pubbliche ed investimenti verso una produzione  ed un utilizzo più efficiente dell'energia e verso le tecnologie a basso contenuto di carbonio così da affrontare sia lo sviluppo economico che la riduzione delle emissioni. Il secondo riguarda gli investimenti pubblico-privati rivolti alla ricerca e allo sviluppo. Infine la disseminazione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio che dovrebbe essere "inclusiva", con particolare attenzione all'accesso all'energia da parte delle popolazioni più povere che affrontano l'impegnativa sfida dello sviluppo.

«E' stato un G8 - ha detto il ministro all'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - che avendo come tema centrale la questione dei cambiamenti climatici ha voluto includere nel dibattito tutte le posizioni, in vista dell'appuntamento di dicembre che sarà la sfida più importante sui cambiamenti climatici. La Banca Mondiale ci ha sottolineato la necessità di intraprendere azioni urgenti perché purtroppo la tendenza a livello mondiale è di superamento di quel limite che è stato indicato in 450 parti per milioni di Co2 nell'atmosfera entro il 2050. Devono essere intraprese azioni urgenti e penso che gli studi intrapresi qui a Siracusa costituiranno la base del futuro»

I tre giorni di negoziati del G8, a cui hanno preso parte anche altri 12 Paesi più l'Unione europea, hanno determinato la nascita della "Carta della biodiversità" (ribattezzata dal ministro italiano "Carta di Siracusa"), che che punta a frenare la perdita di specie viventi ed ecosistemi nei prossimi anni.   A Siracusa c'è stato il primo confronto con la nuova America di Obama, rappresentata da Lisa Jackson, amministratrice dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Epa). Ma c'è stato anche il primo confronto con le Organizzazioni non governative che si occupano di ambiente e di lotta alla povertà nel mondo.

«Abbiamo definito in maniera franca e chiara i principi sui quali i capi di Stato dovranno spendere tutta la loro leadership al G8 di luglio - ha continuato Stefania Prestigiacomo - Non sono state assunte decisione perché non è questa la sede in cui raggiungere delle decisioni». «Estremamente soddisfatta per il dibattito di altissimo livello ai quali hanno partecipato tutti i ministri in maniera qualificata». Stefania Prestigiacomo ha poi puntato l'attenzione sulla salute dei bambini e l'ambiente. «E' un tema da seguire con maggiore attenzione in quei Paesi dove situazioni igieniche rischiano di diffondere epidemie - ha detto - Occorre mettere in campo iniziative, rafforzare la cooperazione ed avviare studi epidemiologici di settore. Sono temi che verranno trattati nella conferenza paneuropea che si terrà l'anno prossimo a Parma e su cui siamo d'accordo con Lisa Jackson, anche perché entrambe donne e mamme». Sulla Carta della biodiversità, il ministro ha ribadito «l'importanza di far condividere a tutti i capi di governo l'urgenza d'intervenire a salvaguardia della biodiversità. Questo è un tema che rientra tra i famosi target del 2010 - ha spiegato - Parte di questi obiettivi sono stati disattesi e l'impegno a salvaguardia della biodiversità, tutela l'esistenza stessa della persona umana e del nostro pianeta. Occorre uno sforzo importante in una chiave nuova, cercando di capire quali sono i costi del mancato investimento per la biodiversità che fornisce all'uomo servizi naturali che possono essere compromessi da un non corretto rapporto tra l'essere umano e la natura. Esiste un valore economico dei servizi ecosistemici di cui ancora non siamo consapevoli e che deve essere  protetto e tutelato».

Al centro del vertice anche l'aiuto che i Paesi più sviluppati devono dare ai Paesi poveri per sostenere le tematiche ambientali. L'impegno finanziario rimane un lato oscuro sul summit. La proposta di investire cento miliardi di dollari per frenare la crescita del caos climatico nei Paesi in via di sviluppo ha diviso i grandi. Una proposta che il ministro dell'Ambiente brasiliano Carlos Minc, pochi minuti prima delle conferenza stampa di chiusura, aveva data per certa. Ma che è stata ridotta ad «idea» dal ministro Prestigiacomo in conferenza stampa. «Sono preoccupato per il vertice di Copenhagen perché ci sono ancora molti punti da risolvere e bisogna continuare a discutere - ha detto Achim Steiner, sottosegretario generale dell'Onu e direttore esecutivo Unep - Dopo Siracusa si può continuare a cooperare senza darsi colpe l'uno l'altro. Affrontare la sfida del cambiamento climatico è un punto davvero importante. Abbiamo visto che i Paesi in via di sviluppo stanno facendo molte cose importanti e interessanti e hanno fatto capire che sono pronti ad aprirsi alla lotta contro i cambiamenti climatici, se a Copenhagen riceveranno un trattamento equo - ha detto - Usa e Cina hanno investito nel "green deal" 80 miliardi di dollari, mentre la Corea ha messo in campo 30 miliardi: questo induce a essere fiduciosi. Gli investimenti da fare sono nel trasporto sostenibile, nelle energie rinnovabili, nell'efficienza energetica, nelle infrastrutture ecologiche e nell'agricoltura sostenibile. A duecento giorni dal summit di Copenhagen si può pensare che il vertice potrà essere d'importanza storica».

Il G8 Ambiente è servito anche per ribadire l'importanza della green economy, definita da Steiner come «opportunità decisiva per la ripresa economica». «E' un settore nuovo che può aprire nuovi spazi di mercato e può creare nuovi posti di lavoro - ha spiegato Stefania Prestigiacomo - In questo senso noi trasmetteremo al summit di luglio un forte messaggio da parte di tutti i ministri dell'Ambiente affinché i piani di stimolo siano colorati di verde e ci sia in essi una quota importante per lo sviluppo delle tecnologie a basso contenuto di emissioni di carbonio e per la salvaguardia della biodiversità».

Dura la posizione di Oxfam International e Ucodep, due delle Ong sedute al tavolo con i grandi nel primo giorno dei lavori. «Molte dichiarazioni di principio, ma nessun impegno chiaro e misurabile. I ministri dell'Ambiente del G8, riunitisi a Siracusa, non hanno avuto il coraggio di cominciare un vero negoziato e si sono limitati a ripetere posizioni già note. I negoziati sul clima sono paralizzati da una sorta di sindrome del primo passo. Nessun Paese è disposto a prendere impegni se gli altri non fanno altrettanto. Ma sono proprio i Paesi industrializzati i primi ad aver causato il cambiamento climatico. Dovrebbero pertanto essere i primi a prendere decisioni coraggiose per contenerlo, chiedendo poi ai Paesi emergenti e a quelli in via di sviluppo di fare altrettanto». Secondo Farida Bena, portavoce di Oxfam International e Ucodep «la via d‘uscita può essere un accordo che preveda un preciso obbligo di alcuni Paesi in via di sviluppo ad attivarsi una volta che i Paesi industrializzati abbiano raggiunto gli obiettivi prestabiliti, in termini di riduzione delle emissioni e di finanziamento alle nazioni più povere».

Dario Cirrincione e Federica Macagnone

24 Aprile 2009

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