Focus

Coltivatori all'Ue: «Salvare fiori da crisi»

Il settore floricolo in Italia ed in Europa rischia l'estinzione. Tra le cause i costi eccessivi e la concorrenza sleale dei prodotti d'importazione

Il settore floricolo in Italia ed in Europa non è mai stato così tanto a rischio sopravvivenza. Non ha usato mezzi termini Giuseppe Politi, presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori), nel descrivere al Parlamento europeo le difficoltà in cui versano le aziende coltivatrici di fiori.

Servendosi di uno studio elaborato dall'organizzazione che presiede, Politi ha fornito le cifre della crisi: il 26% in meno sulla produzione e la perdita di più di 1.000 ettari di terreni coltivati.

Un trend al ribasso che dura dal 2007 e investe l'intero Continente, le cui imprese non riescono a sostenere la concorrenza di altri produttori come Kenya, Etiopia, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Costarica.

Tutti Paesi che in passato hanno potuto beneficiare delle politiche di sostegno allo sviluppo avviate dall'Unione, sfociate, almeno nel settore floricolo, in un totale taglio dei dazi con evidenti vantaggi; cui bisogna inoltre sommare gli effetti legati al bassissimo costo della manodopera.

«Il punto però - ha spiegato il presidente della Cia - è che non si tratta di un conflitto tra ricchi e poveri: la concorrenza sleale è frutto infatti della delocalizzazione delle proprie attività da parte delle maggiori aziende, che hanno trasferito le loro produzioni all'estero, in condizioni più favorevoli».

«Ragion per cui - ha concluso Politi - se non si vuol veder sparire un comparto che solo nel nostro Paese dà lavoro a circa 100.000 addetti, è necessario intervenire subito, a livello comunitario, con specifici aiuti e regolamentazione dei flussi di import, per i quali predisporre anche rigorosi obblighi sanitari».

F. B.

30 Settembre 2010

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