Focus

Cina, stop aumento
gas serra entro 20 anni

Lo sostiene un nuovo studio americano del Lawrence Berkeley National Laboratory: il gigante asiatico stabilizzerà presto le proprie emissioni

Nella lotta ai cambiamenti climatici, l'andamento delle emissioni cinesi è destinato a diventare un fattore cruciale. Attualmente il gigante asiatico emette circa un quarto delle emissioni di CO2 al mondo ed ha superato gli Stati Uniti, diventando il più grande emettitore mondiale di gas serra, con incrementi che, di anno in anno, si fanno sempre più consistenti.

Secondo le stime più recenti, nel 2009 le emissioni cinesi si sono portate a 7,5 miliardi di tonnellate con un aumento del 9% rispetto all'anno precedente (le stime per gli Usa nello stesso anno sono di 5,9 miliardi di tonnellate)

Rispetto all'esigenza di contenere le emissioni globali per contrastare gli effetti del riscaldamento climatico, la consistenza e la velocità con cui la Cina investirà nei prossimi anni nell'energia pulita diventano, pertanto, un fattore determinante.

Il problema è dovuto al fatto che la maggior parte (circa il 75%) dell'energia elettrica prodotta in Cina è ottenuta dal carbone. Il timore è che, benché la Cina stia investendo massicciamente in nuovi impianti ad energia pulita, la maggiore domanda di beni e servizi consentirà non di ridurre, ma di stabilizzare le emissioni solo dopo il 2050. Cosa che è ritenuta molto probabile dalla maggior parte degli osservatori qualificati.

Invece, un nuovo studio del californiano Lawrence Berkeley National Laboratory (uno dei maggiori centri di ricerca federali degli Usa) ritiene che la Cina riuscirà a stabilizzare le proprie emissioni molto prima, probabilmente tra il 2030 e il 2035, ad un livello di circa 12 miliardi di tonnellate di CO2 l'anno.

Secondo questa previsione - che è coerente con l'andamento previsto della crescita economica (+ 7% come media annua) e dei consumi elettrici cinesi - la domanda elettrica continuerà a crescere in modo sostenuto nei prossimi 20 anni, per poi stabilizzarsi unitamente con la domanda di beni ad alta intensità di energia e con la saturazione del fenomeno dell'urbanizzazione.

Nel frattempo continuerà lo sviluppo di fonti a basse emissioni di carbonio (soprattutto idroelettrico e nucleare) e crescerà l'efficienza dei sistemi energetici e produttivi del Paese. Il che vuol dire meno emissioni, anche se il livello di 12 miliardi di tonnellate l'anno resta comunque critico (probabilmente eccessivo) per il raggiungimento degli obiettivi climatici globali.

Ovviamente, la possibilità che il picco di emissioni sia raggiunto prima dipende soltanto dalle politiche che saranno attuate. E' infatti possibile ipotizzare misure più aggressive per limitare le emissioni. Il Governo cinese, ad esempio, ha anche ipotizzato uno scenario per portare il picco di emissioni a 9,7 milioni di tonnellate prima del 2030, puntando sul nucleare in sostituzione del carbone.

 

Alessandro Noto

05 Maggio 2011

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