Dopo aver raggiunto per due anni di fila il primato come produttore di pannelli solari, ora la Cina si è preso anche quello per la costruzione di turbine eoliche.
Sta investendo sul nucleare e sta modernizzando le sue centrali di carbone ma l'industria cinese non sta accantonando le energie rinnovabili, tanto che il New York Times prevede una prossima dipendenza dell'Occidente sulle apparecchiature made in China.
L'Associazione cinese delle industrie rinnovabili ha reso noto che il settore ha visto impegnati nel solo 2008 1.120.000 occupati, con ritmi di crescita di 100.000 posti l'anno. Numeri cui hanno contribuito anche le multinazionali mondiali, che continuano a costruire imponenti aziende, come la danese Vestas che ha realizzato la più grande fabbrica di turbine al mondo con congegni elettronici avanzatissimi-.
«Bisogna muoversi in fretta con il mercato - ha detto Jens Tommerup, presidente di Vestas China - Nessuno ha mai visto uno sviluppo così impetuoso del mercato dell'eolico». Ma gli investimenti e la produzione non è tale da far sorridere dal punto di vista ambientale.
Il governo cinese punta ancora in maniera massiccia sulle fonti "tradizionali", e anche se entro il 2020 raddoppierà la quota di energia generata da vento, sole e biomasse - passando dal 4% all'8% - il 66% dell'energia sarà comunque prodotto dal carbone e il restante 26% da nucleare e idroelettrico.
01 Febbraio 2010