Focus

Giornata mondiale: l'acqua è diritto universale

Il Cipsi vuole fare inserire la risorsa nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e sensibilizzare sui problemi idrici a livello mondiale

Sabato 22 marzo si festeggia come ogni anno la Giornata mondiale dell'acqua, che quest'anno ha l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'emergenza idrica e riconoscere l'acqua come un diritto da inserire nella Dichiarazione universale dei diritti umani.

«Far in modo che entro il 2020 nessun muoia più di sete, far riconoscere l"acqua come bene comune mondiale, creare un'autorità mondiale per l'acqua, modificare la priorità delle finanza mondiale a favore di investimenti in linea con il principio dell'acqua bene comune, partire dal contesto mondiale per creare comitati cittadini di gestione delle risorse idriche». Sono le cinque proposte che il Cipsi, coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale, lancia per riportare nel dibattito pubblico la questione del diritto all'acqua in vista della Giornata mondiale, come si legge nel comunicato. Una scadenza che quest'anno rischia di essere offuscata dalla coincidenza con le festività pasquali e su cui invece il coordinamento, che riunisce 45 Ong e associazioni di solidarietà internazionale, punta per rilanciare la campagna triennale Libera l'Acqua, avviata lo scorso novembre.

L'obiettivo è sensibilizzare e informare sul diritto all'acqua come bene comune e, soprattutto, raccogliere i fondi per la realizzazione di 14 progetti in 13 Paesi (Camerun, Eritrea, Etiopia, Mozambico, Repubblica democratica del Congo, Uganda, Argentina, Brasile, El Salvador, Haiti, Cambogia, Palestina, Sri Lanka) per garantire l'accesso all'acqua potabile a 400mila persone.

«Oggi non è scontato che l'acqua sia un diritto - ha dichiarato il presidente del Cipsi Guido Barbera - Non è riconosciuto come tale nella Dichiarazione universale dei diritti umani e non lo è nei fatti». Le cifre parlano chiaro: 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per non aver accesso all'acqua potabile e 2,6 miliardi di esseri umani, quasi la metà della popolazione mondiale, non hanno accesso a nessun servizio idrico e igienico.

«Come Cipsi - ha spiegato Barbera - l'auspicio è che in occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione universale si possa festeggiare con un fatto concreto: inserire il diritto all'acqua nella Carta. Il 10 dicembre non è lontano ma se c'è la volontà politica si può fare. Ma riconoscere il diritto non basta se non lo portiamo a tutti. Bisogna liberare l'acqua dai cartelli, dalle speculazioni. L'acqua non è un problema legato alle zone geografiche ma al rapporto ricchezza e povertà. Anche in Africa i ricchi hanno l'acqua e anche in Italia ai poveri si tagliano i rubinetti se non pagano le bollette».

«Non possiamo permettere - ha dichiarato - di arrivare nel 2050 con oltre un miliardo di profughi idrici. La responsabilità è nostra. E questa giornata mondiale deve essere l'occasione per risvegliare e tenere alta l'attenzione». Anche su quello che, nel frattempo sta accadendo a livello internazionale.

C'è chi si sta organizzando per gestire quello che prima che un diritto universale sembra essere considerato una risorsa da sfruttare. Due settimane fa il presidente del World Economic Forum Klaus Schwab ha dichiarato che è necessario un patto mondiale dell'acqua. E subito Coca Cola e Pepsi si sono unite al coro. E Barbera conclude: «Dobbiamo lasciare che siano le multinazionali private a fare un patto mondiale per l'acqua? Il Patto mondiale devono farlo i cittadini non le multinazionali».

 

 

21 Marzo 2008

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