Esteri

Ambiente, cala ossigeno in profondità Oceani

L'allarme per la biodiversità marina arriva da uno studio che ha analizzato le "zone a ossigenazione minima" nel mare Arabico, nel Pacifico e non solo

La vita nelle zone profonde degli oceani, che hanno concentrazioni di ossigeno molto basse, è seriamente minacciata dai cambiamenti climatici globali, responsabili di un'ulteriore diminuzione dell'ossigeno.

E' quanto emerso da uno studio che ha analizzato la biodiversità nelle zone a ossigenazione minima (oxygen minimum zone o omz) nel mare Arabico, nel Pacifico orientale e nella baia del Bengala.

La ricerca, nell'ambito del progetto Hermione (Hotspot ecosystem research and man's impact on european seas), è stato finanziata dall'Unione Europea.

Le omz sono aree intermedie dell'oceano nelle quali la saturazione di ossigeno è ai livelli più bassi. Sono create dalla degradazione di materia organica proveniente dai livelli superiori delle acque, ricchi di ossigeno.

Questi livelli sono popolati da minuscole alghe marine e quando muoiono, e lentamente affondano verso il fondo dell'oceano, i batteri aerobici se ne cibano degradando la materia e consumando l'ossigeno.

A causa della mancanza di rimescolamento della colonna d'acqua (una colonna d'acqua ipotetica che va dalla superficie ai sedimenti del fondo), queste zone non vengono rifornite di ossigeno, il che porta alla formazione di omz a profondità che vanno dai 100 ai 1.000 metri.

Le parti centrali tendono a essere abbastanza stabili, cambiamenti stagionali o più a lungo termine possono invece provocare mutamenti ai loro confini e di conseguenza alla composizione della comunità.

I sedimenti in queste zone contengono comunque grandi quantità di materia organica. Di conseguenza costituiscono gli habitat ideali per alcuni microorganismi e specie di animali capaci di sopportare bassi livelli di ossigeno.

14 Aprile 2010

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