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«Copenhagen? Vertice dall'esito problematico»

Clini, dg MinAmbiente, anticipa gli scenari del summit e fa autocritica: «Il nostro ministero esempio negativo di edificio pubblico sostenibile»

Copenhagen è ormai alle porte, eppure parte dell'opinione pubblica non sembra in grado di pronosticare cosa potrà accadere concretamente al vertice danese in cui si proverà a dare un seguito al Protocollo di Kyoto.

Intervenendo a Roma alla presentazione dei risultati del progetto "Governance ClimAEnergia", ideato e condotto dal Formez in collaborazione col ministero dell'Ambiente, il Direttore generale del dicastero, Corrado Clini, ha espresso il proprio punto di vista sui temi in discussione.

«Sarà un processo negoziale diverso da un forum - ha commentato il dirigente - i Paesi saranno chiamati a dire si o no a proposte che finiranno in un documento il quale dovrà essere approvato all'unanimità. Un summit dall'esito problematico, una realtà poco romantica».

Blocchi a confronto, potremmo dire, che non sarà facile guidare in un'unica direzione. «Punto delicato quello dei Paesi in via di sviluppo - ha confermato Clini - che stanno raggiungendo la loro efficienza energetica. In sostanza le emissioni globali crescono perchè crescono le economie di tanti Stati. In India oggi il 25% della popolazione ha accesso all'energia: numeri che porteranno presto il Paese asiatico tra i tre più grandi inquinatori al mondo. Ma nessuno può chiedere all'India di rinunciare al proprio processo di elettrificazione. Stesso discorso per Cina, Brasile e non solo».

A Copenhagen si dovrà così pensare a una "decarbonizzazione" che tenga conto di una esigenza in particolare: quella di radicare tecnologie che accrescano la produzione economica, ma che al tempo stesso non gravino eccessivamente sull'ambiente.

«Abbattere le emissioni del 50% al 2050 significherebbe cambiare la struttura energetica mondiale. Bisogna partire da azioni più semplici - conclude il direttore generale - come quella di facilitare la costruzione di infrastrutture, spesso bloccate da banali vincoli, o quella di promuovere la cogenerazione centralizzata dell'elettricità, del caldo e del freddo nelle case. Infine bisognerebbe lavorare di più sull'efficienza energetica degli edifici pubblici, centrali e periferici. E' un discorso etico: eppure il ministero dell'Ambiente è l'esempio di come un edificio pubblico non dovrebbe essere gestito da questo punto di vista».

20 Ottobre 2009

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