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Copenhagen al via: 12 giorni per sperare

Nella capitale danese fino al 18 dicembre, i 192 Paesi presenti proveranno a fermare il cambiamento climatico. Da escludere però un accordo vincolante

Arriva l'ora della verità per la lotta al cambiamento climatico: dopo mesi di dichiarazioni e intenti più o meno credibili parte oggi il vertice di Copenhagen (sotto l'egida Onu) da cui dovrebbe emergere la strategia globale per fermare il riscaldamento del Pianeta.

Un evento senza precedenti da tempi del Summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992. Il presidente Usa Barack Obama farà tappa a Copenhagen mercoledì prossimo, gli altri leader mondiali, tra cui il premier italiano Berlusconi, saranno presenti al vertice nelle giornate conclusive, il 17 e 18 dicembre.

La 15esima Conferenza Onu sul cambiamento climatico ha l'obiettivo di dare un seguito al Protocollo di Kyoto, il primo trattato giuridicamente vincolante sul clima in scadenza a fine 2012. L'obiettivo condiviso del summit è limitare la crescita della temperatura del mondo a due gradi centigradi, attraverso una drastica riduzione della emissioni di gas a effetto serra.

Ma la ripartizione degli sforzi da compiere è tutt'altro che decisa. Per sperare di restare sotto quota due gradi gli scienziati affermano che le emissioni globali di gas serra (dovute in larghissima parte alle combustione di carburanti fossili) vanno senz'altro dimezzate entro il 2050. Ma i conti non tornano.

Gli impegni annunciati finora dai Paesi industrializzati per il 2020 implicano un calo tra il 12 e il 16% delle loro emissioni rispetto ai livelli del 1990, ben lontano dalla forchetta 25-40% individuata dagli esperti come buona base di partenza per raggiungere gli obiettivi al 2050.

Ma, mentre le emissioni di CO2 non sono mai state così elevate il negoziato si presenta complicato. Cina e India esprimono la loro frustrazione e additano responsabilità ai Paesi industrializzati nel riscaldamento globale. I Paesi poveri, i più esposti ai danni del cambiamento climatico pur senza responsabilità dirette, chiedono a gran voce aiuti.

Ma è da escludere che nella capitale danese si possa arrivare alla firma di un trattato giuridicamente vincolante e i negoziatori mirano a un accordo politico, quanto più ampio e dettagliato possibile, di cui una parte possa entrare in vigore subito. Mentre per il trattato occorrerà aspettare il 2010, forse la conferenza di Città del Messico a fine anno.

07 Dicembre 2009

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