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Cina e India contro i Paesi sviluppati

Al vertice sul clima la bozza del G77 alternativa a quella danese. Intitolato "Copenaghen draft" il documento lascia però margini di compromesso

I Paesi emergenti non intendono chinare il capo e farsi imporre dai Paesi sviluppati le loro condizioni per contenere il riscaldamento climatico.

In un testo confidenziale - elaborato dalla Cina in accordo con India, Brasile, Sudafrica e Sudan - vengono tracciate le linee dell'accordo che risponderebbero ai loro desideri.

Intitolato "Copenaghen draft", il documento delinea con chiarezza le posizioni del G77 (i Paesi emergenti all'interno delle Nazioni unite) ma apre la porta a compromessi.

Il testo è stato elaborato da Pechino nella forma di documento finale, formato che sottolinea la volontà di proporre non tanto una formula negoziale ma una posizione condivisibile da tutti.

Nel preambolo si fa riferimento all'Onu e si sottolinea come per i Paesi in via di sviluppo "la priorità assoluta resti lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà", da combinare quindi con misure per non permettere un aumento delle temperature globali oltre i due gradi.

La bozza di accordo stabilisce che per i Paesi più sviluppati "che non partecipano al Protocollo di Kyoto", quindi gli Usa, "gli impegni per la riduzione delle emissioni debbano essere paragonabile agli obiettivi" degli altri.

Una formula che consente, pur implicitamente, agli Stati Uniti di non prendere il 1990 come data di riferimento, ma li obbliga ad arrivare comunque agli stessi tagli dei Paesi industrializzati.

Il documento prevede "un quadro istituzionale specifico" che aiuti gli stati insulari e le nazioni più povere ad adattarsi al quadro di tagli delle emissioni. Per gli aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo si fa riferimento a Fondo globale gestito dalle Nazioni Unite (gli Usa vorrebbero che si passasse attraverso la Banca Mondiale).

10 Dicembre 2009

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