A Copenhagen una nuova giornata di lavoro per i ministri dell'Ambiente di tutto il mondo.
Per dare slancio alle trattative, in evidente difficoltà, è arrivato nella capitale danese anche il segretario generale Onu Ban Ki-Moon che ha auspicato il raggiungimento di un accordo entro venerdì sulla riduzione delle emissioni nocive e il contenimento delle temperature planetarie.
Da giorni a rubare la scena del vertice sono le divergenze tra le priorità dei mondo industrializzato e dei Paesi più poveri. Così, il numero uno dell'Onu ha proposto una "scorciatoia" al vertice che domani vedrà riuniti circa 120 capi di stato e di governo.
In un'intervista pubblicata sul Financial Times, ripresa da Apcom, Ban ki-Moon ha confermato che un accordo sul clima potrebbe essere raggiunto senza specificare le cifre degli aiuti ai Paesi poveri sul lungo periodo. Un'ammissione che se da un lato potrebbe scatenare la furia dei Paesi poveri dall'altra punta a sbloccare la situazione sul versante di quelli più ricchi.
I lavori ministeriali sono iniziati ieri, tra appelli al compromesso e crescenti timori di un fallimento. La presidente danese della conferenza, Connie Hedegaard, ha messo in guardia dal pericolo concreto di un niente di fatto sull'emergenza clima.
L'obiettivo ampiamente condiviso resta quello di limitare l'aumento delle temperature medie del Pianeta a due gradi centigradi. Ma questo implica drastiche riduzioni delle emissioni a effetto serra e su come metterle in atto non si vede accordo in vista.
C'è tensione anche sul futuro del Protocollo di Kyoto che scade nel 2012. I Paesi in via di sviluppo lo difendono, in quanto unico strumento vincolante per il mondo più ricco. Ma anche questo crea irritazioni. Da oggi parte il conto alla rovescia: poco più di due giorni per tentare un'intesa che non assomigli troppo a un fallimento.
16 Dicembre 2009