COPENHAGEN - Se la Cina non accetterà dei meccanismi di verifica sugli impegni di riduzione dei gas serra non ci sarà nessun accordo alla Conferenza Onu sul clima di Copenaghen.
Lo ha segnalato chiaramente il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, illustrando uno dei principali ostacoli alla conclusione dei negoziati. «Se non ci sarà nemmeno impegno sulla trasparenza, per noi questo è un punto di rottura», ha detto in una conferenza stampa che precede di qualche ora quella del premier cinese, Wen Jiabao.
Clinton ha annunciato anche che Washington è pronta a mettere mano al portafogli per raggiungere la cifra complessiva di 100 miliardi di dollari di aiuti l'anno per i Paesi in via di sviluppo entro il 2020, allineandosi alle proposte dell'Unione europea e dell'Unione africana.
Ma ha chiarito che il contributo statunitense - non ancora quantificato - verrà elargito solo se al summit verrà raggiunto "un accordo forte". Il segretario di Stato Usa ha ammesso che "i negoziati sono stati difficili" finora, ma ha esortato tutti a "remare nella stessa direzione".
La Cina e il gruppo G77, che riunisce i Paesi in via di sviluppo, hanno impedito alla presidenza danese di presentare una nuova bozza di conclusioni del vertice, sostenendo di non volere "testi calati dall'alto".
Il presidente della Conferenza Onu, il premier danese Lars Lokke Rasmussen, ha annunciato quindi che i colloqui continueranno sulla base dei due testi elaborati dai gruppi di lavoro nei giorni scorsi: il primo riguarda i firmatari del Protocollo di Kyoto, l'altro l'elaborazione di un nuovo accordo che includa tutti gli altri Paesi, Cina e Stati Uniti in testa.
Le questioni principali sono ancora irrisolte: mancano le intese sull'obiettivo di contenimento del riscaldamento globale, sull'entità dei tagli alle emissioni di CO2, sui meccanismi di verifica sugli impegni intrapresi e sulla natura giuridica degli accordi da firmare.
«Siamo entrando nella fase critica di questi negoziati - ha osservato Clinton- Dobbiamo evitare approcci che invece minano il processo negoziale invece di farlo avanzare». Il numero uno della diplomazia statunitense, infine, ha assicurato che il capo della Casa Bianca, Barack Obama, dovrebbe arrivare nella capitale danese domani. «Ovviamente - ha aggiunto - speriamo che ci sia qualcosa per cui valga la pena venire».
Alvise Armellini
17 Dicembre 2009