Secondo dati del Ministero dell’Ambiente, sono 6.633 (82%) i comuni in pericolo per il dissesto idrogeologico ed interessano 2.951.700 ettari del territorio nazionale (9,8%); oltre la metà degli italiani vive in aree soggette ad alluvioni, frane, smottamenti, terremoti, fenomeni vulcanici e persino maremoti.
Negli ultimi ottant’anni si sono verificati 5.400 alluvioni e 11.000 frane; per tamponare i danni, secondo una studio del Consorzio Universitario del Politecnico di Milano, lo Stato spende oltre due miliardi l’anno, ai quali va aggiunto un altro miliardo e mezzo complessivo per gli interventi minori.
A ciò si aggiunga che l’Italia è un Paese fortemente antropizzato, con una densità media pari a 189 abitanti per chilometro quadrato (la Francia ne conta 114, la Spagna 89), ma con fortissime differenze nella distribuzione territoriale: ai 68 abitanti per chilometro quadrato della Sardegna si contrappongono i 379 della Lombardia fino ai 420 della Campania.
Si tratta di una situazione di drammatica vulnerabilità – afferma Massimo Gargano, presidente dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni (ANBI) – in cui la fragilità del territorio è aggravata dalla intensa urbanizzazione: si stima che il consumo del suolo, nel periodo 1990-2005, sia stato di oltre 244.000 ettari all’anno, due volte circa la superficie del comune di Roma, cioè oltre 668 ettari al giorno».
Va da sé come tutela e risanamento del territorio costituiscano ormai delle priorità assolute per garantire, al Paese, le condizioni territoriali indispensabili per la ripresa della crescita economica. In quest’ottica si colloca la proposta di Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico 2012 elaborata dall’Anbi sulla base delle indicazioni dei Consorzi di bonifica.
Nel report rientrano azioni di adeguamento e manutenzione straordinaria della rete di bonifica idraulica che, a causa delle profonde modificazioni del territorio, non sono più idonee a garantire piena funzionalità. Nel 2011 la proposta prevedeva 2.519 interventi immediatamente cantierabili per un importo di 5.728 milioni di euro: per quest’anno gli interventi sono diventati 2.943 per un importo complessivo di 6.812 milioni di euro.
E ancora realizzazione di canali scolmatori; interventi di manutenzione del reticolo idraulico a difesa dei centri abitati; realizzazione di opere per il contenimento delle piene; lavori di adeguamento della rete di bonifica, delle arginature, degli impianti idrovori al territorio urbanizzato; interventi di manutenzione straordinaria dei fossi minori e delle opere idrauliche; lavori di stabilizzazione delle pendici, collinari e montane.
Tutte azioni destinate prevalentemente alla manutenzione straordinaria di opere di canalizzazione delle acque e di scolo, di sistemazioni e regolazione idraulica nei territori, in cui operano i Consorzi: lavori di adeguamento e ristrutturazione dei torrenti e delle rogge e interventi per la sistemazione delle frane sulle sponde dei canali; lavori di manutenzione straordinaria, di adeguamento della rete di bonifica, delle idrovore per il sollevamento delle acque e delle altezze degli argini.
«L’adeguamento di tali opere è quindi condizione fondamentale per la tutela del suolo e per assicurare, non solo l’esercizio dell’agricoltura, ma la possibilità di avere un territorio vivibile ove la popolazione possa abitare, lavorare, muoversi ed esercitare le proprie attività – conclude il presidente Anbi – Si tratta ovviamente di indicazioni relative ad azioni per le quali vi è la competenza dei Consorzi di bonifica».
16 Febbraio 2012
Oltre 749 milioni di euro per finanziare interventi in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Clini: «Passo essenziale»
Allarme lanciato da Coldiretti, secondo cui la percentuale in Calabria sale al 100% per effetto della progressiva cementificazione del territorio
L’elevata presenza di necromassa (alberi morti) raggiunge i livelli più alti d’Italia e testimonia l’assenza di una vera politica di gestione