Focus

Letture "sostenibili" pensando agli alberi

Conciliare amore per i libri e salvaguardia delle foreste è possibile, questo malgrado ogni anno 80 milioni di volumi finiscano al macero

Circa 80 milioni di libri ogni anno finiscono al macero. Un delitto per tutti i loro amanti, per quelli che li considerano oggetto sensuale capace di suscitare un vortice di sensazioni con la loro forma, l'edizione e i caratteri impressi sulle pagine. Ma soprattutto con la carta, con quel suo odore e quella sfumatura color paglierino che assume con il passare degli anni.

Quegli 80 milioni di volumi costituiscono un vero cimitero di libri, alimentato dal grandissimo numero di copie invendute che le librerie possono rimandare alle case editrici. In Italia ogni anno si stampano 235 milioni di libri, una media di 170 al giorno. Una produzione costituita perlopiù da libri la cui vita media non supera i sei mesi e che difficilmente resteranno esposti più di 20 giorni sugli scaffali.

La frenetica ricerca di novità per incrementare il più possibile offerta editoriale e fatturato ha dato vita a ritmi di produzione, commercializzazione e fruizione del libro al limite del parossismo, o comunque tipici di altri settori merceologici, rendendo l'esistenza di un'opera sempre più fugace. Per una produzione così ingente l'industria editoriale necessita di enormi quantitativi di carta: circa tre milioni di tonnellate per il solo 2008 secondo le stime di Assocarta (Associazione italiana fra gli industriali della carta).

Con la domanda in crescita costante la situazione è destinata a peggiorare. Da anni le associazioni ambientaliste denunciano come diversi editori acquistino carta senza conoscerne l'origine, e come spesso questa provenga dalle ultime foreste primarie del Pianeta. Da un'indagine di Greenpeace, infatti, risulta che il 75% delle case editrici italiane non è al corrente, né controlla l'origine della carta utilizzata per la stampa dei propri libri.

«Non è accettabile che la maggior parte degli editori italiani non sia in grado di garantire che i libri che acquistiamo non provengono dalla distruzione di una foresta pluviale» spiega ad I AM Chiara Campione, responsabile della Campagna foreste di Greenpeace Italia. «Se queste aziende non metteranno in atto politiche di acquisto atte a escludere carta proveniente dalla deforestazione nei propri libri, si renderanno corresponsabili di un disastro ambientale».

Alle case editrici si chiede di acquistare carta riciclata con alte percentuali post-consumo, prodotta con tecnologie pulite e certificata dal Forest stewardship council (Fsc), l'unica certificazione che le principali associazioni ambientaliste ritengono capace di assicurare la provenienza da una buona gestione forestale.

In merito, Massimiliano Rocco, responsabile Traffic, specie e timber trade di Wwf Italia è perentorio: «Le chiacchiere stanno a zero, sono i fatti e gli impegni concreti che contano. Il nostro mondo produttivo ora ha elementi e informazioni per agire, faccia scelte responsabili acquistando solo prodotti certificati di chiara origine, evitando di fare profitti ai danni del Pianeta, partecipando per i loro interessi alla devastazione di quegli ambienti unici che una volta persi lo sono per sempre».

Le obiezioni maggiori degli editori all'impiego di carte certificate riguardano il costo più elevato e la difficoltà di reperimento (eppure un sondaggio di Greenpeace nel 2004 rivelò come il 90% dei lettori fosse disposto ad aumenti di prezzo per libri in carta ecosostenibile).

Sempre Greenpeace ha avviato nel 2003 il progetto "Scrittori per le foreste", iniziativa cui hanno aderito in Italia oltre 50 scrittori e 10 case editrici. Tra i primi Stefano Benni, Andrea De Carlo e Dacia Maraini; tra gli editori spiccano Fandango e Bompiani.

Un'altra strada percorribile dalle case editrici è il print on demand, la stampa su richiesta, tecnica che prevede la pubblicazione di un libro solo dietro un'esplicita ordinazione. Rispetto al processo tipografico tradizionale - in cui è necessario produrre un minimo di circa 2.000 copie per contenere i costi - questo tipo di editoria permette di abbattere le spese per la stampa, il magazzino e la distribuzione.

Garantisce inoltre un notevole risparmio di carta in gran parte destinata al macero. Per queste ragioni è una soluzione particolarmente indicata per le piccole e medie case editrici, le cui iniziative editoriali prevedono basse tirature e ristampe con aggiornamenti frequenti. Gli svantaggi si manifestano sulle grandi tirature, per le quali il costo medio per copia continua a essere inferiore con la stampa tradizionale off set.

Non sarà quindi la scelta adatta a grandi editori come Mondadori o Feltrinelli, ma bisogna considerare che l'Associazione italiana editori nel 2008 ha censito più di 10.000 case editrici, di cui la maggior parte piccole e medie. Una scelta simile da parte loro potrebbe quindi portare a risultati significativi, affrancandoli dall'esigenza di dover stampare un numero minimo di copie e di conseguenza permettendogli un notevole risparmio di carta.

Stefano Porcelli

27 Settembre 2010

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