Si chiama trifluorometano (Hfc-23) ed è un gas dal potente effetto serra. Per questo motivo negli ultimi 10 anni sono stati molti gli sforzi a livello internazionale per limitarne le emissioni.
Che tuttavia sono cresciute, secondo uno studio della Noaa (National oceanic and atmospheric administration) americana. Le misurazioni condotte sui campioni prelevati nei ghiacci antartici, dalla superficie fino a profondità di 100 metri, hanno mostrato che le emissioni fra il 2006 e il 2008 sono state superiori del 50% rispetto alla media del periodo 1990-2000.
Il trifluorometano è un sottoprodotto del clorodifluorometano (Hchc-22), usato come materiale per cavi resistenti al calore e come refrigerante nei condizionatori d'aria e nei frigoriferi.
L'Hfc-23 emesso rimane nell'atmosfera per quasi 300 anni, e il suo effetto come gas serra è 15.000 volte più potente dell'anidride carbonica. Globalmente però - esendo molto meno diffuso degli altri gas serra - il suo contributo al global warning è dell'1%.
Nel 2003 la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha iniziato un progetto per la riduzione delle sue emissioni in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Ma secondo la ricerca Noaa gli effetti di questi programmi di riduzione non sono per ora tangibili.
03 Febbraio 2010