Focus

Mezza Italia alle urne, sostenibilità cercasi

A fine mese 13 Regioni saranno chiamate a rinnovare i propri organi amministrativi: un importante test politico. Anche per il versante ambientale

Domenica 28 e lunedì 29 marzo, i cittadini di 13 Regioni italiane saranno chiamati al voto per il rinnovo degli organi regionali. L'appuntamento è rilevante in tema d'ambiente, poiché, a fronte di tutte le questioni aperte a riguardo, porterà a un momento di decisione politica in cui a prevalere sarà l'una o l'altra delle soluzioni in campo.
Privatizzazione dell'acqua sì o no? Libertà di caccia sì o no? Si tratta di posizioni che attraversano trasversalmente gli schieramenti politici e su cui le maggioranze consiliari, date le ampie competenze legislative ormai riservate alle Regioni, hanno il potere di incidere.
Pur restando infatti la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, secondo la Costituzione, di competenza statale, altre materie - quali alimentazione, porti, aeroporti, reti di trasporto, produzione e distribuzione nazionale dell'energia e soprattutto la massa di fattispecie riconducibili alla categoria di "governo del territorio" - sono ormai soggette in larga parte alla potestà delle Regioni.
Il che significa aver delegato loro anche una grossa fetta del futuro ambientale del Paese, ciò che rende il rinnovo delle loro amministrazioni così importante per il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità stabiliti a livello nazionale.

Il nucleare
Vuole il caso, poi, che elezioni con questa valenza per i territori abbiano luogo proprio in un momento di grande fervore del dibattito ambientale in Italia, senz'altro in connessione con scelte del governo su alcuni temi strategici, il più discusso dei quali è certamente il nucleare (non solo da noi, ma anche negli Usa, visto che Obama ha deciso di rilanciarlo dopo 30 anni attirandosi le critiche degli ambientalisti).
E' del 10 febbraio scorso il decreto legislativo con cui il governo ha delineato percorso e criteri per il ritorno alla produzione di elettricità mediante energia atomica. Il provvedimento, oltre a stabilire l'avvio dei primi lavori nei cantieri dal 2013 (ultimo anno di legislatura) fissa la messa a regime delle centrali al 2020. L'indicazione dei siti è invece lasciata alle imprese coinvolte.
Per quanto riguarda l'aspetto decisionale, si parla di un' "unica autorizzazione" per la realizzazione e l'esercizio di ogni singolo impianto, ma con massiccia partecipazione, aspetto interessante, delle Regioni implicate. E le Regioni, sarebbe il caso di dire, "potenzialmente implicate" dal momento che l'ubicazione delle future centrali non è ancora nota, hanno risposto preventivamente.
Puglia, Campania e Basilicata avevano già adottato delibere negative a livello regionale sul nucleare, quando, il 4 febbraio, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha annunciato che, d'accordo col ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, le avrebbe impugnate dinanzi alla Corte costituzionale in quanto lesive di prerogative spettanti al governo centrale.
Seguiva subito una prima raffica di dichiarazioni a schierare variamente presidenti uscenti e aspiranti. In Lombardia, Filippo Penati, candidato del Pd, chiamava in causa il governatore Formigoni (Pdl): «Chieda subito al governo quali sono le localizzazioni dei siti prima e non dopo le elezioni. Il nucleare non è la soluzione per questo Paese. Si parla di risparmio di energia, ma ci vogliono 20 anni per avere una centrale funzionante».
Il governatore si era però già espresso chiaramente nel 2009: «Sono favorevole perché il nucleare libera il Paese dalla dipendenza dal gas e dal petrolio», precisando anche che avrebbe atteso le proposte per eventuali siti nei confini regionali, cominciando a monitorare «intanto il nostro territorio».
Un sì incondizionato, che il suo omologo del Veneto (non ricandidato dal Pdl), Giancarlo Galan, aveva addirittura anticipato di un anno («Non siamo dei khomeinisti. Sono favorevole al nucleare, anche nella mia Regione»), e anzi già prefigurando qualche possibile dislocazione: «Chissà, magari la centrale potrebbe farsi a Porto Tolle», impianto a gasolio sul delta del Po avviata alla riconversione a carbone.
Posizione diversa non solo da quella dei candidati locali del Pd (Bortolussi: «Se dovessi diventare governatore del Veneto, non accetterei una centrale nucleare nel mio territorio») e dell'Udc (De Poli), ma anche da quella di Luca Zaia, ministro leghista delle Politiche agricole e candidato della stessa maggioranza di centrodestra, il quale dopo l'annuncio di Scajola ha affermato: «Il Veneto ha già dato con il rigassificatore al largo delle coste e con la riconversione al carbone di Porto Tolle e il bilancio energetico della Regione è in attivo»; salvo poi venire ripreso dal compagno di partito Calderoli: «Sono semplici posizioni personali, che non rispecchiano quelle della Lega. Una volta avuta la certezza che dal nucleare non deriveranno problemi ma solo benefici, ad esempio sui costi dell'energia, rinunciarci per ragioni ideologiche non avrebbe senso».
Dichiarazioni che Zaia non ha smentito, votando in consiglio dei ministri il decreto del 10 febbraio sui criteri di localizzazione delle centrali, senza che questo, a suo avviso, intaccasse l'opinione già manifestata in merito: «Ciò non implica assolutamente aver parlato di siti».
Le precisazioni sono state in effetti il primo esito del provvedimento del governo. A Zaia si sono accodati Palese, candidato del Pdl in Puglia («Sono favorevole al ritorno del nucleare, ma dico no a una centrale e a eventuali parchi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi in Puglia. La nostra Regione contribuisce largamente al fabbisogno nazionale con le centrali elettriche a Brindisi e Taranto»), e di nuovo Formigoni, in controtendenza rispetto a un anno fa: «La Lombardia è molto prossima all'autosufficienza energetica e dunque, almeno per il momento, non abbiamo bisogno di nuove centrali nucleari».
La stessa idea ribadita dopo un lungo silenzio da Renata Polverini, candidata del centrodestra nel Lazio: «In tempi rapidissimi, il Lazio diventerà energeticamente autosufficiente e in pochi anni andrà addirittura in surplus, esportando energia verso altre Regioni. Pertanto ritengo non ci sia bisogno di istallare nuove centrali nucleari».
Lapidaria, infine, Emma Bonino candidato governatore per il centrosinistra: «Non sono come Formigoni che dice "va bene il nucleare, ma non da me"; non sono come Zaia né come la Polverini che dice "il Lazio ha già dato". Io, e con me la coalizione che mi sostiene, penso che il nucleare sia un treno già passato». La partita è aperta.

Francesco Bravi

10 Marzo 2010

Share |

Biomasse, la nuova edizione del forum

Evento principale della giornata sarà il Forum Mondiale sulle bioenergie

Troppe discariche, Europa vs l'Italia

Aperta una procedura d’infrazione nei confronti della Penisola per 102 siti

Ambiente, meno soldi dallo Stato

Decremento del 20% nel 2012, del 26% nel 2013 e 32% nel 2014

Piano Anbi 2012 per tutela territorio

Le proposte per arginare un fenomeno che divora tre milioni di territorio

Eolico: investimenti milionari Ue 2011

Dati Ewea: dai 27 Paesi spesi 12,6 miliardi per una produzione di 93.957 MW

Global warming, sole responsabile?

Ricerca tedesca: stella responsabile per il 50% del riscaldamento del Pianeta
Martedì 22 Luglio 2014 12:30:27
chiudi

Recupero password

Inserisci la tua mail e ti
rimanderemo la tua password:

Registrati Hai dimenticato la password