Germania, a fine mese nuovo piano energetico

Ad annunciarlo i ministri dell'Economia e dell'Ambiente. Maggiore spazio per le fonti rinnovabili insieme alla modernizzazione delle infrastrutture

 

Sarà adottato a fine settembre dal governo tedesco il nuovo piano energetico della Germania.

Lo hanno annunciato i ministri dell'Economia e dell'Ambiente, Rainer Bruederle e Norbert Roettgen, in occasione della presentazione di studio previsionale commissionato dal governo nel 2009 allo scopo di ricavare indicazioni di fondo per la stesura del nuovo piano energetico.

I risultati dello studio indicano che il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni sarà possibile solo con politiche energetiche improntate all'accelerazione tecnologica.

Lo studio portato a termine dai tre centri di ricerca assume come scenario di riferimento la continuazione delle tendenze attuali senza alcun intervento legislativo in materia energetica e, accanto a questo, otto scenari innovativi che prendono in considerazione diverse opzioni di accelerazione tecnologica, ma che divergono tra loro in relazione al ruolo assegnato al nucleare (le ipotesi vanno da zero a 28 centrali nucleari in servizio).

I risultati del lavoro indicano che nello scenario di riferimento le emissioni di gas serra saranno ridotte (rispetto al 1990) del 34,6% nel 2020 e del 62,2% nel 2050, mancando in tal modo in misura sostanziosa gli obiettivi che il governo tedesco si è dato in materia (-40% nel 2020 e -80% nel 2050).

Viceversa, in tutti gli otto scenari innovativi considerati questi obiettivi sarebbero raggiunti (le minori emissioni di gas serra oscillano tra il 39,9% e 44,2% per il 2020 e tra l'85,3% e l'86,3% per il 2050) ma in modo molto più rapido ed economicamente vantaggioso con un maggiore ricorso anche all'energia nucleare.

In conclusione il raggiungimento degli obiettivi sarà reso possibile da un ricorso spinto alle fonti rinnovabili realizzato insieme ad un incremento dell'efficienza energetica e alla modernizzazione delle infrastrutture, ma ciò comporterà - afferma lo studio - una forte mobilitazione di investimenti pubblici e privati.

02 Settembre 2010

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