Focus

Crisi alimentare, ruolo cruciale per il biologico

Diversi rapporti Onu concordano nell'indicare la sostituzione delle tecniche di coltivazione tradizionali come una delle soluzioni al problema fame

«Bisogna tornare a reinvestire nello sviluppo dell'agricoltura, con tecniche sostenibili e che non impattino negativamente sull'ambiente».

Ecco come Link 2007, associazione che raggruppa 10 tra le più importanti Ong italiane, accoglie i risultati della relazione sull'"Indice globale della fame 2009" redatta dall'Ifpri (International food policy research institute), di cui ha curato la traduzione e che presenterà alla Farnesina in vista del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare dell'Onu che si terrà a breve a Roma.

Concorda Unep (Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente), che già dall'anno scorso aveva affidato al proprio rapporto sulla crisi alimentare conclusioni simili. Prima di tutto, si era detto allora, combattere gli sprechi rendendo più efficienti la catena di produzione alimentare e i sistemi di riciclaggio. Poi l'agricoltura biologica. Le stesse indicazioni valgono oggi, in presenza di una popolazione che quotidianamente aumenta di 200.000 bocche da sfamare.

Anche il biologico è un'arma importante, sostengono all'Onu. Questa, infatti, fornisce prestazioni migliori di quelle dell'agricoltura tradizionale, notoriamente basata sul massiccio impiego di pesticidi e fitofarmaci. Inoltre, è in grado di preservare maggiormente l'acqua e la fertilità del suolo: due beni che iniziano a scarseggiare.

Lo stesso studio dell'Unep aveva già rivelato che, laddove sono state impiegate tecniche biologiche la produzione è all'incirca raddoppiata. Un dato estremamente interessante, che procede in linea con la valutazione di alcuni esperti, secondo i quali, entro il 2050, con la popolazione mondiale salita ormai a 9,2 miliardi di individui, sarà fondamentale aver incrementato la produzione agricola per far fronte alle enormi esigenze alimentari mondiali.

 

11 Novembre 2009

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