Territori

La mobilità urbana dentro
la comunità sostenibile

Come immaginare la mobilità del futuro a emissioni ridotte. Una delle tematiche di discussione contenuta nel progetto del FormezPA

 

di Federico Butera (docente Politecnico di Milano ed esperto FormezPA sul progetto "Comunità sostenibili")

Una realtà territoriale che intende trasformarsi in una comunità sostenibile a tutti gli effetti, specie se trattasi di una grande città, non può assolutamente tralasciare il problema della mobilità urbana, con particolare attenzione all'ottimizzazione dell'impiego dei mezzi di trasporto.

E' ovvio che, se le tre principali funzioni, cioè lavoro, casa e servizi, non sono spazialmente integrate, ne deriva un forte incremento della necessità di impiego di mezzi di trasporto. Questo è il caso di tutte le espansioni urbane dall’inizio del XX secolo, perché le città sono state costruite intorno all’automobile, che ha condotto al concetto di zonizzazione.

E' in pratica impossibile svolgere qualsiasi attività senza servirsi dell’automobile e la mobilità pedonale risulta fortemente scoraggiata. Per minimizzare la necessità di energia nei trasporti urbani, invece, occorre che i servizi a cui si deve accedere quotidianamente (dalla scuola al panificio) siano a poche centinaia di metri e facilmente accessibili a piedi o in bicicletta, e che i percorsi siano il più possibile gradevoli e protetti dagli estremi climatici, come ci hanno insegnato i nostri antenati con l’invenzione del portico.

I trasporti sono anche tra le principali cause di consumo energetico, e quindi di emissioni, nel bilancio energetico di una città, sia direttamente che indirettamente. Fra le cause indirette è da annoverare il rumore causato dal traffico veicolare, che costringe a tenere le finestre chiuse e a tenere il condizionamento acceso, anche quando la ventilazione naturale potrebbe garantire condizioni di comfort soddisfacente.

Nelle città fredde del mondo industrializzato i trasporti incidono per circa un terzo dei consumi, ma quando il clima è più mite e lo sviluppo economico è più limitato, i trasporti assumono un ruolo preponderante. In Europa (Ue-25) il trasporto stradale incide per il 22% sul totale delle emissioni, ma questa percentuale è destinata a crescere, data la progressiva riduzione dei consumi nel settore residenziale e terziario come conseguenza della direttiva sulla certificazione energetica degli edifici.

Cosa fare è abbastanza chiaro, almeno nelle città europee, dove vive il 75% della popolazione. In media un cittadino europeo compie in auto 1000 spostamenti l’anno, la metà dei quali non superano i cinque chilometri. Per molti di questi spostamenti andare a piedi o in bicicletta è una alternativa più vantaggiosa.  Anche nelle città in cui il trasporto pubblico è disponibile ed efficiente, l’auto è di gran lunga il modo dominante di trasporto, contribuendo al 75% dei km percorsi nelle conurbazioni europee, con conseguente congestione che rende l’automobile più lenta, nelle ore di punta, di un carretto trainato da un cavallo.

La mobilità attuale, basata su autoveicoli privati, la cui efficienza media (lavoro utile prodotto/energia primaria consumata) è inferiore al 15%, nella maggior parte dei casi trasportando un solo passeggero (cioè consumando l’energia occorrente per spostare una tonnellata di ferro allo scopo di trasportare solo 70 chili), è incompatibile con lo sviluppo urbano sostenibile.

Già oggi un alloggio progettato secondo gli standard energetici oggi correnti produce ogni anno meno CO2 di un automobile di media cilindrata che percorre in città 12.000 km. Il numero di veicoli circolanti deve diminuire drasticamente, e si deve sviluppare un tipo completamente differente di mobilità urbana, cioè una nuova generazione di veicoli impiegati in modo diverso.

Quando si parla di mobilità sostenibile, il primo pensiero va al trasporto collettivo, il che è ragionevole ma non basta. Il successo della mobilità individuale non è casuale. Ci sono molte di ragioni per preferire l’auto individuale al mezzo collettivo: la distanza dalla fermata (specie se si è carichi di pacchi o piove, tira vento o il sole picchia), la frequenza e l’affidabilità del servizio, eccetera.

Certo, l'attuale mobilità urbana individuale, a causa della congestione, ha perso molti dei suoi vantaggi, ma bisogna immaginare un futuro sostenibile dal punto di vista ambientale e allo stesso tempo più confortevole di questo presente. Bisogna che possano godere tutti quei privilegi che erano riservati solo ai più ricchi agli albori dell’automobile, quando queste erano poche e veramente garantivano una straordinaria libertà di movimento e rapidità di spostamento. Questa sintesi è resa possibile da alcune nuove tecnologie opportunamente utilizzate.

Un esempio ci viene dagli Usa, dove in alcune città è disponibile un sistema di car sharing avanzato che permette all’utente di verificare via internet i tipi di vettura disponibili nel parcheggio più vicino e di prenotare per l’ora voluta il veicolo scelto. Una volta raggiunto il parcheggio (ce ne sono numerosi) l’utente fa scorrere la sua carta magnetica sul parabrezza e sblocca la portiera dell’auto, all’interno della quale trova le chiavi. Questo si sistema si basa sul GPS, che permette di identificare e di localizzare ciascun veicolo.

Si vede come, con uno schema del genere, unito a un forte sviluppo del trasporto pubblico su rotaia, si può ridurre drasticamente il consumo di energia dovuto ai trasporti urbani, e si può quindi prefigurare mobilità tutta alimentata da fonti rinnovabili.

 

15 Febbraio 2011

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