Storico della filosofia, giornalista, docente universitario e da alcune settimane direttore di Ecoradio. Gabriele La Porta è uno dei volti storici della cultura in televisione.
Lo abbiamo incontrato nella nuova redazione di Roma, dove ha già iniziato a mettere a disposizione dei colleghi esperienza, senso pratico e una sana dose di cinismo derivante dalle tante realtà vissute.
Dopo anni di televisione, adesso la radio: come ha vissuto questo passaggio?
Indolore, semplicemente perchè io sono partito dalla radio. Dal 1968 al 1976 ho fatto solo televisione, dal '76 fino all'80 televisione e radio. D'altro canto mi interessava e mi interessa tuttora la radio proprio per la sua immediatezza, assolutamente diversa rispetto alla televisione. Con la radio puoi andare in tutto il mondo semplicemente con un cellulare e stare sull'attualità stringente; con la tv mai e poi mai potrai avere la stessa agilità. La radio era una cosa che desideravo e auspicavo e infatti ci sono ritornato.
Come giudica l'informazione che si fa sull'ambiente in Italia?
Troppo catastrofista, distante e paludata: non c'è mai il momento di un boccata di respiro. Quello che mi auguro di fare a Ecoradio è proprio questo: un'informazione in cui la denuncia sia denuncia, ma fatta principalmente in maniera irridente senza necessariamente ricorrere ad attacchi frontali. Certo che quando servono vanno bene anche questi ultimi.
Più bassa la conoscienza in materia dei governanti o la cultura media dei cittadini?
La cultura media dei cittadini è senza dubbio molto più sviluppata; io non riesco a vedere se non pochissimi politici preparati che si occupano di ambiente. E devo dire soprattutto a sinistra dove l'ambiente dovrebbe essere uno dei punti fondamentali, non c'è nessuno che soddisfi in pieno. Sono molto perplesso sulla politica, i politici non sono dalla nostra parte.
Si dice però che l'ambiente, un po' come la cultura, sia una tematica di "sinistra".
Io sono a sinistra perchè il cuore, organo cui tengo di più, sta a sinistra. Devo dire che, a mio avviso, a sinistra c'è senza dubbio una percezione diversa delle cose: si tiene conto delle piante, degli animali, del paesaggio non come cosa morta e di tutte le creature viventi. Ma ci si ferma lì.
Cosa la infastidisce di più quando pensa alla situazione ambientale italiana?
I negazionisti. Una categoria che mi infastidisce molto e che morderei volentieri seppure sia una persona pacifica. Mi lasciano allibito quanti non si rendono conto di che declino stia subendo il nostro Pianeta: eppure basta aprire la finestra per rendersi conto di come siano cambiate le cose. Di come ad esempio il cielo di Roma non sia più lo stesso, che a Milano o Torino il clima sia cambiato sotto i nostri occhi. Eppure c'è ancora chi nega e lo fa disperatamente.
Si potrebbe obiettare che l'altra faccia del negazionismo è proprio il catastrofismo
E' vero, ma non sono sullo stesso piano, almeno per me. Il primo mi irrita molto di più del secondo. Meglio quelli che dicono "guardate che il palazzo scricchiola, dovremmo chiamare i pompieri" poi magari è un falso allarme, rispetto a quanti sostengono "ma via, guarda quanto è solido questo pavimento" e invece sprofondano miseramente.
Se avesse potere politico su quale emergenza concentrerebbe la sua attenzione?
Penserei al sud d'Italia dove praticamente la cultura ambientale tocca lo zero. Dove non esiste raccolta differenziata, dove in alcuni quartieri di città importanti come Lecce non ci sono ad esempio i cassonetti per la differenziata. Di contro ci sono comuni come Como dove non solo esistono, ma sono gli stessi condomini a esserne responsabili. Metterei, inoltre, l'educazione ambientale tra i primissimi obblighi della scuola pubblica: educare al rispetto dell'ambiente significa educare al rispetto anche degli altri esseri umani. Tutti i grandi umanisti del passato erano pervicacemente ambientalisti ante litteram: avevano dei giardini prodigiosi che curavano.
Che ne pensa del nucleare?
Cosa? Ah si quelli di Chernobyl, quelli di cui non si hanno più notizie. Di quella tragedia non si sa più un cazzo. Ecco perchè non solo sono ostile, ma anche acerrimo nemico del nucleare. Non ricaveremo niente di utile da questa scelta, solo disastri.
E' finito secondo lei l'effetto Obama?
Spero proprio di no, credo molto in lui. Anche perchè non capisco cosa abbia fatto. Diciamo che ultimamente è parecchio sfortunato, non ultimo per la faccenda della British Petroleum. Mi auguro che nessuno lo tocchi anche se io temo per lui. E'andato a toccare la sanità, sta toccando le multinazionali del petrolio, se tocca anche quelle delle automobili la vedo dura. E' un presidente che la parte migliore degli Stati Uniti meritava e speriamo che conservi per più di un mandato.
Quanto è sostenibile la sua vita?
Faccio la differenziata, sto attento a non consumare l'acqua anche se adoro fare la doccia e soprattutto il rumore dell'acqua che scorre. Uso le biciclette anche se a lavoro vengo in macchina visto che abito fuori Roma. Certo, bisognerebbe migliorare la situazione con un rinnovato sistema di trasporto pubblico - io sono sempre per quest'ulitmo e mai per il privato - a livello delle grandi città europee. Dovremmo anche migliorare i servizi di sharing, sia per auto che per bici anche se non mancano sulla Penisola esempi validi come nel caso di Milano e Torino.
C'è un'epoca del passato in cui le piacerebbe tornare a vivere?
Nel matriarcato, una realtà esistita come ha dimostrato Bachofen. Tutti i miti che si rifanno all'età dell'oro, identificano quest'ultima con il matriarcato. Non c'è rimasto gran che perchè costruivano molto probabilmente città che venivano assorbite dalla natura, nel totale e assoluto rispetto. L'uomo di Neanderthal, ricordo a tutti, era più potente di noi e con un cervello più sviluppato: eppure lo rappresentiamo come un cavernicolo. Noi contemporanei pensiamo di essere i più bravi e i più civili ma non è vero niente: siamo solo i più tecnici, ma la tecnica nasce dalla guerra.
Francesco De Luca
27 Luglio 2010