Laburisti, liberal-democratici e conservatori britannici si contendono la palma del "partito più ecologico" in vista delle elezioni politiche del 6 maggio.
Ed Miliband, segretario per il Cambiamento climatico, ha sottolineato la forte componente "climascettica" in seno ai Tories, ricordando come il ministro ombra per il Business, Kenneth Clarke, si sia fortemente opposto alla costruzione di impianti eolici.
«Ci sono scettici sulla questione del clima in tutti i partiti», ha replicato Jeremy Hunt, segretario ombra per la Cultura, che ha descritto la posizione del leader Tory David Cameron come «un momento alla Nixon che va in Cina», ovvero una svolta possibile solo ad opera di un politico "atipico".
Perchè Cameron sulla questione ambientale ci punta, eccome. Già due tre anni fa aveva sfidato i Labour su questo terreno, con il "Piano per un'economia a basso consumo di carbone".
Quest'ultimo si fondava su tre pilastri: modernizzazione della rete a livello nazionale per distribuire energia a costi ribassati; sussidi per i progetti domestici di isolamento e maggiore efficienza; più tecnologie verdi (comprese auto elettriche e impianti eolici).
Oggi questi temi ritornano nella campagna conservatrice, nella speranza di poterli promuovere a piano governativo. E anche i liberal-democratici, entrati a pieno titolo nella gara elettorale, hanno rivendicato la superiorità della loro agenda in termini di rispetto per l'ambiente.
«Contiene 62 punti di politica verde - ha detto Danny Alexander, capo dello staff Lib Dem - compreso uno schema di incentivi tramite rimborsi per progetti di micro-generazione e sostegno alle scuole che vogliano migliorare l'efficienza energetica degli edifici che le ospitano».
21 Aprile 2010