Focus

Giocare e crescere
per rispettare il Pianeta

In plastica, tradizionali o “rinnovabili” i giochi rimangono fondamentali per sviluppare la creatività dei più piccoli. Un modo per esplorare

Ormai le nostre case strabordano di giocattoli. Attraverso il loro dono genitori e parenti raggiungono una maggiore indipendenza dai bambini: un modo per dedicarsi meglio alle proprie professioni, ai propri svaghi, ai propri interessi.  E' il trionfo del consumismo e della produzione “usa e getta”. Creatività e inventiva sono decisamente sotto tono, poco motivate, eppure il gioco resta fondamentale anche in un'epoca come questa.

«E' l'espressione della creatività del bambino e della soddisfazione dei suoi desideri tarato su misura per lui e sulla realizzazione dei suoi sogni – conferma il professor Antonio Popolizio, specializzato in Psicoterapia cognitivo-comportamentale per l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta – Un bambino che si relaziona, che gioca con un personaggio importante e forte, proietta nel gioco il suo desiderio di essere importante e forte. E' l'espressione di desideri inconsci, profondi del bambino che lo aiutano a compensare le proprie frustrazioni. Poi c'è il discorso sulla creatività, la sfida dell'intelligenza. L'essere umano ha dentro di sè l'istinto della conoscenza, tutti abbiamo un forte istinto del sapere e anche il bambino è così. E' un piccolo esploratore della vita adatta alla sua dimensione. Il bambino che non gioca cresce male».

Vale anche per l'adulto la capacità di sapere e volere giocare.

 L' adulto equilibrato deve saper giocare, ridere. Altrimenti la vita è troppo serie e finisce per stressarsi.

Come vede i giocattoli di oggi, quelli di plastica “usa e getta”, senza il supporto della fantasia?

Che è nato un nuovo modo, da parte della società, di proporre i giochi. L'industria del vendere ha creato prodotti confezionati, pronti all'uso. Dieci bambini con uno stesso giocattolo giocano tutti allo stesso modo. Quindi si toglie la fantasia personale che è un elemento chiave assieme alla creatività del gioco.

Il meccano che ha “aiutato” a cresce diverse generazioni è passato. Ora c'è il Lego che comunque toglie una gran parte di manualità e di creatività.

Con il Lego non inventi, c'è già una struttura predisposta. I bambini finiscono per giocare ognuno per conto proprio, come se mettessimo nella loro testa le stesse cose. Non c'è il confronto, non c'è scambio, non c'è personalizzazione.

Eppure i bambini, seppur sopraffatti da giocattoli di ogni tipo, vanno a cercarsi i collaudati coperchi di pentole, cucchiare di legno o mollette per stendere i panni.

Il bambino rimane insoddisfatto del gioco precostituito e cerca di crearsi il suo. La terapia del gioco, utilizzata per parlare al bambino in modo indiretto, viene utilizzata per sanare in lui un conflitto interiore. Attraverso il gioco si fa passare un messaggio per il piccolo ma questo è possibile con giochi non strutturati. Il gioco è la realtà del bambino come il lavoro lo è per il grande.

I giocattoli di oggi sono anche “sostenibili”, producono energia attraverso piccoli pannelli fotovoltaici grazie ai quali sono in grado anche di muoversi.

La creatività ne potrà soffrire, ma c'è un messaggio educativo: questa è la realtà che il bambino dovrà vivere da adulto con le fonti energetiche alternative. Bisognerà stare sempre attenti alle omologazioni, alle standardizzazioni. C'è sempre poca attenzione alla psiche del bambino. Più li fai giocare uguali, più ne fai una catena di montaggio.

I genitori sono in grado di rispondere alle domande dei bambini sui nuovi tipi di giocattoli?

Poco perché il genitore è già, molto spesso, disarmato e in difficoltà difronte al problema della sostenibilità in senso lato. Per cui essere di supporto ai figli diventa estremamente difficoltoso. Io credo, al contrario, che l'effetto positivo di questi giochi farà si che saranno i figli a educare e avviare i genitori verso una coscienza sostenibile. Verso il futuro, verso il presente.

Giorgio Fasan

13 Aprile 2011

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