Esperienze

Clean advertising, lo spot si fa "verde"

Graffiti con vernici ecologiche e lavabili, veri e propri stampini per tappezzare muri e strade delle nuove pubblicità a "impatto zero"

Milioni di metri quadrati di cartelloni pubblicitari, tonnellate di carta, migliaia di idee, centinaia di fotografie, miliardi di slogan, megawatt di luci e sgargianti neon.

Un mix incredibile di colori, sponsorizzazioni, spot che ci circondano e ci abbagliano ogni giorno dalle vetrine, dalle pubblicità gigantesche sulle facciate dei palazzi, dagli schermi sempre più avveniristici delle tv, dagli altoparlanti ogni giorno più perfetti e fedeli delle radio. Pubblicità.

Un mezzo e un fine che è arrivato a una svolta. L'industria dell'advertising, infatti, sta raggiungendo il treno del mainstream verde. Un imperativo più che una libera scelta.

Se la compagnia che vuole sponsorizzare i propri prodotti vira verso il verde non potrà certo avvalersi della tradizionale carta, che danneggia la natura, distruggendo foreste e inquinando a causa della colla e del petrolio.

Da questo principio e dalle innovative idee di giovani creativi è nato il filone del clean advertising: letteralmente pubblicità pulita. Si va dalla semplice opportunità di stampare su carta riciclata con vernici altamente rispettose della natura, a forme nuove e inconsuete di gestione degli spazi pubblicitari.

Dalle reclame sulle bici, che viaggiano veloci e pulite per le strade della città, a un prato tagliato ad arte per creare l'immagine del prodotto da spingere. Dalle sculture di sabbia ai graffiti ecologici.

Un mondo che sta trovando sempre più spazio ma che non ha ancora dei canoni precisi e ha messo radici soprattutto all'estero dove la coscienza verde è più forte.

Clean advertising significa anche "pulire" la propria immagine pubblicitaria. Le tecniche più d'impatto sono quelle realizzate attraverso il netto contrasto tra la superficie e il prodotto da reclamizzare.

Attraverso l'utilizzo di soluzioni specifiche, scelte ad hoc, la società "Curb, the natural media company", ad esempio, offre ai propri clienti l'opportunità di pulire oltre che la propria immagine anche la strada: decorando con la schiuma o con i colori una parete o un pavimento con il logo della Kia o della Bbc la società ha lasciato il segno.

Un marchio che si può lavar via con un solo colpo di spugna o di acqua ad alta pressione. Altro che lunghe pulizie dei muri rovinati e devastati dalla colla.

Non solo prodotti ma anche eventi e siti da sponsorizzare, con un grande impatto visivo sia a livello nazionale, in Gran Bretagna, dove lavora Curb, sia all'estero.

Altri esempi sono il sea tagging, con pubblicità scolpite nella sabbia, la dust art, con vere e proprie opere d'arte o semplici slogan realizzati con la polvere, la solar art e chi più ne ha più ne metta. Alla fantasia non c'è limite.

Il clean advertising ha diverse facce, quelle più aderenti alla realtà pubblicitaria tradizionale e altre che si ispirano alla "guerriglia" verde o ai "graffiti" puliti. Forme nuove di comunicazione che prendono spunto dai writers sviluppando la parte più sostenibile del concetto di riuso delle superfici.

Si tratta della dirty street advertising, una squadra di creativi che utilizza getti ad alta pressione con stencil (maschere normografiche) tagliati a laser per creare opere d'arte pubblcitarie sulle strade e sui muri.

La società, che offre un servizio chiavi in mano, utilizza acqua piovata riciclata per non danneggiare l'ambiente e garantisce una visibilità senza precedenti, sia per la particolarità del prodotto sia per l'unicità della realizzazione.

Soluzioni che possono alleviare il mondo moderno e gli occhi dei consumatori così assuefatti allo spot tradizionale che non lascia libero neanche un piccolo spazio sui muri delle città moderne, delle metro, delle toilette e anche dei taxi. Il bombardamento è continuo e se la pubblcità non si può fermare può almeno provare a diventare più sostenibile.

L'inquinamento pubblicitario, infatti, non deriva soltanto dalla faccia visibile dello spot. La reclame è la punta dell'iceberg e la ruota di un ingranaggio molto più complesso che è legato a una spinta eccessiva al consumismo, che utilizza tante risorse in maniera a volte eccessiva.

Per questo motivo, secondo gli esperti del settore, sull'argomento si trovano pochissime testimonianze o testi scritti. L'impatto negativo delle campagne pubblicitarie, infatti, difficilmente potrà essere trattato proprio da quei settori, come i media, che ne traggono più profitto.

Un'eccezione è quella fornita da una giornalista del New York Times. In un articolo ha evidenziato come una persona che "avesse vissuto 30 anni fa in una città poteva vedere 2.000 messaggi pubblicitari al giorno: oggi ne vediamo almeno 5.000", la maggior parte stampati su carta non riciclabile e con inchiostro non organico.

Gli esempi sono tanti. Basta guardare alle riviste patinate di moda o ai magazine che stampano su carta ricca di petrolio, sponsorizzando anche prodotti poco politically correct, come le sigarette o le bevande alcoliche.

La tv e i media di altro genere potrebbero sembrare più verdi per la mancanza del supporto cartaceo, ma non è così: l'energia utilizzata per viaggiare sul web evitando gli spot o per cambiare canale durante la pubblicità in tv è maggiore. Ventidue minuti di programmi televisivi hanno in media otto minuti di reclame.

Daniela Mogavero

29 Luglio 2010

Bike advertising a New York
Share |

NeWage, la sfida ecologica di Lidia

Un concorso fotografico con Volla Music Festival per la CIttà della Scienza

Flora, fauna e tendenze a Floracult

La quarta edizione si è conclusa con un grande successo di pubblico

L’Envirofestival, musica per l'ambiente

Il 26 primo concerto di Audiomatica, Munendo, Uforomeo, dei R.I.M e Anotherule

A Parma il convegno sul D.A.C.

Sabato 2 marzo un workshop sul Marketing territoriale e delle Reti di impresa

Librino rinasce con il "Rito della luce"

Il 21 dicembre la Fondazione Fiumara d’Arte organizza a Catania la tre giorni

Il decalogo "salva-spiaggia" del Wwf

La sostenibilità in 10 mosse nei gesti della vita quotidiana in vacanza
Giovedì 24 Luglio 2014 12:30:27
chiudi

Recupero password

Inserisci la tua mail e ti
rimanderemo la tua password:

Registrati Hai dimenticato la password