Ruoteperaria

Londra, due cerchioni per meritare cinque cerchi

In estate la capitale inglese inaugurerà due delle dodici superstrade del pedale che prevedono di snellire il traffico in vista delle Olimpiadi 2012

Il centro di Londra è un cuore enorme che pulsa vita al di fuori di se stesso. Le arterie che vi si diramano sono grandi strade che al posto dei globuli rossi vedono milioni di veicoli affannarsi in code chilometriche al fine di raggiungere la propria destinazione.

Senza voler negare gli stereotipi, immaginatevi una giornata nuvolosa passata fra la nebbiolina persistente e gli scarichi, più o meno verdi, di camion, pullman e auto. Non proprio un bel biglietto da visita per una delle capitali del mondo che si appresta, peraltro, a ospitare i Giochi Olimpici del 2012.

Così, per disincentivare il traffico nel 2003 l'allora sindaco Ken Livingstone istituì la Congestion charge zone (Ccz), una tassa di otto sterline al giorno a carico di chi desiderasse portare il suo veicolo ingombrante e inquinante all'interno di quella che dopo l'ampliamento del settembre 2007 è diventata una delle aree più grandi del mondo e che grossomodo ricalca i confini della zona 1 della capitale inglese.

A distanza di anni, però, i risultati di questo tentativo sono ancora controversi. La Ccz ha riempito le tasche del comune ma non ha eliminato il traffico dal centro. E nemmeno il suo carico di veleni, minacce alla sicurezza stradale e affini.

Proprio per questo il nuovo sindaco, Boris Johnson, ha deciso di lanciare il London cycle hire scheme, una rete di biciclette a noleggio le cui stazioni tappezzeranno il centro di Londra e permetteranno a londinesi e turisti di spostarsi in bici per brevi tratti.

Inoltre, l'aumento delle biciclette per le strade dovrebbe rendere più consapevoli gli autisti della loro presenza, contribuendo a limitare il numero degli incidenti che nel 2009 ha portato al decesso di 13 ciclisti. L'unica categoria che ancora fa buon viso a cattiva sorte è quella dei tassisti.

In estate è prevista l'apertura di due delle dodici Cycle superhighways, le superstrade della bici. Entrambe sono situate a est del centro e daranno la possibilità a tutti i pendolari di quelle zone di giungere ai parcheggi scambiatori del centro, facendo un po' di salutare attività fisica e risparmiando qualche minuto.

Infatti è stato calcolato che nonostante le grandi distanze, la bicicletta è il mezzo più veloce per giungere a destinazione. Anche più veloce della metropolitana le cui numerose fermate e le difficoltà di accesso ai treni contribuiscono a rallentare il tragitto.

A pieno regime le superstrade del ciclo saranno dodici con 400 stazioni di cambio. Di media ogni stazione disporrà di 26 biciclette anche se alcune zone più affollate ne avranno molte di più. In tutto l'idea del sindaco Johnson partorirà 6.000 biciclette che diventeranno, si spera, le figlie predilette di chiunque si trovi a Londra.

Figlie robuste (23 chilogrammi) il doppio delle normali biciclette, ma molto comode e a prova di principiante intimorito dal rombo dei motori. Questo anche per garantire il rientro delle spese dell'investimento, dal momento che l'azienda che le ha costruite sostiene che per almeno 15 anni i suoi esemplari non avranno bisogno di essere sostituiti.

E proprio il 2025 è la data entro la quale Boris Johnson e la sua amministrazione vogliono centrare l'obiettivo di quadruplicare le corse giornaliere rispetto al 2000. Un dato ampiamente alla portata delle gambe degli inglesi dal momento che oggi già 500.000 londinesi utilizzano la bici ogni giorno. Il doppio di quelli che lo facevano dieci anni fa.

Dopotutto il progetto affonda le sue radici su un humus ciclistico che negli ultimi anni si è culturalmente arricchito con le vittorie dei britannici alle Olimpiadi nelle discipline su pista e la nascita di una squadra di ciclismo su strada tutta inglese che mira a far andare entro cinque anni un suddito di sua maestà sul gradino più alto del podio del Tour de France.

E per quanto cerchino di dissimularlo in modo campanilistico, il legame con la Francia è forte. Infatti questo progetto prende ispirazione e si modella sul successo del Velìb (Velò et liberté) parigino che, nato nel 2007 con il massiccio impiego di 20.000 bici e 1.450 stazioni, al momento si è allargato alla periferia e ha aggiunto altre 3.300 biciclette.

L'unico intoppo in tempi di crisi economica potrebbe essere rappresentato dai costi: come in Francia la prima mezz'ora è gratuita, ma poi ogni 30 minuti costa una sterlina. Fino a 50 per l'intero giorno.

In alternativa con 45 sterline l'anno si può ricevere un chip che sblocca i lucchetti o, con 150 sterline versate come cauzione, pagare una sterlina al giorno o cinque a settimana.

Può sembrare costoso, ma non è niente rispetto ai prezzi della metropolitana e ai vantaggi ecologici e fisici potenzialmente acquisiti. La speranza, pertanto, è che dalle Olimpiadi del 2012 in poi, le arterie del grande cuore londinese siano popolate da milioni di biciclette in modo da far crollare i livelli d'inquinamento e l'atavico stereotipo dello smog.

Gianfilippo Parenti

15 Giugno 2010

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