Focus

Quando la luce diventa un nemico invisibile

Negli anni l'illuminazione massiccia degli spazi urbani è passata dall’essere un utile deterrente contro la criminalità a simbolo delle spreco

Uno dei motivi che spinse Giovanni Boccaccio a definire Divina la "semplice" Commedia di Dante Alighieri fu quel finale che già elevava lo spirito umano oltre i secoli bui del Medio Evo: "...e tornammo a riveder le stelle".

Circa tre secoli dopo un altro toscano unì alla verità della poesia quella dell'osservazione scientifica. Galileo Galilei, infatti, proprio guardando le stelle ne determinò il moto e di colpo ci rimise al nostro posto. Ovvero in un Pianeta alquanto periferico e buio rispetto al centro dell'Universo in cui credevamo di galleggiare.

Dante e Galileo sono due (pil)astri della cultura mondiale, ma le stelle hanno giocato un ruolo fondamentale anche per gli avventurosi marinai dei secoli scorsi che si affidavano a loro come noi oggi ai Gps, uno dei quali guarda caso chiamasi proprio Galileo. Ma cosa sarebbe della nostra società se a questi uomini fosse stato impedito di contemplare e studiare le stelle, come fa oggi l'inquinamento luminoso con tutti noi?

Forse non solo di poesia, scienza e viaggi si vive, ma senza si è decisamente più primitivi. E poi, non basta illuminare tutto il nostro Pianeta per renderlo meno solo nell'Universo. Per questo negli ultimi anni l'illuminazione massiccia degli spazi urbani è passata dall'essere un utile deterrente contro la criminalità a simbolo delle spreco di risorse.

Tutti ormai abbiamo presente l'immagine che ritrae la faccia della Terra di notte: una vasta rete di luci che si estende da est a ovest seguendo la disposizione delle grandi città del Pianeta. Se tale fotografia può sembrare di una bellezza disarmante, è altresì vero che si può migliorare la funzionalità della luce riducendone l'impatto ambientale.

«L'inquinamento luminoso - argomenta Emiliano Ricci della Società astronomica fiorentina - è l'alterazione della quantità di luce naturale nella notte, che causa irradiazione di luci le quali si disperdono al di fuori delle aree cui sono state funzionalmente adibite». A causa della troppa luce oppure di sistemi d'illuminazione errati, la bellezza di luoghi come i centri storici di alcune città risulta deturpata invece che esaltata.

E, al di là dei risvolti culturali del problema, l'inquinamento luminoso porta a uno sconvolgimento dei ritmi naturali sia per la flora che per la fauna del nostro territorio. Per non tacere il fatto che l'impossibilità di vedere il cielo notturno ha costretto gli astronomi a spedire un telescopio nello spazio con un costo di costruzione e manutenzione pari a circa cento osservatori astronomici a terra.

E gli astronomi insistono che - se anche del destino di astronomia, fauna e flora poco possa importare a cittadini assillati da ben altri problemi - la troppa luce nella notte può causare risvolti psicologici malsani anche nell'uomo. Infatti il continuo rimescolamento dei ritmi circadiani e il sempre minor tempo che dedichiamo al riposo notturno possono portare a frequenti disturbi della personalità.

Inutile dire che per limitare al massimo queste conseguenze, siamo chiamati a riequilibrare la quantità di luce immessa nello spazio. Per farlo possiamo certamente fare uso di lampade a basso consumo energetico che in molti casi durano più a lungo e sfruttano la loro maggiore efficienza luminosa. Ma il viaggio verso la parte oscura del nostro Pianeta non passa soltanto attraverso le azioni dei cittadini, ma anche da quelle delle amministrazioni.

Se, per esempio, esistono alcune normative regionali in materia, è altresì sconfortante constatare che a livello nazionale non esiste alcuna legge che regoli la costruzione, l'utilizzo e la disposizione dei lampioni e delle loro fonti luminose. Può sembrare una cosa trascurabile, ma il modo in cui è costruita una lampada influisce molto sulla sua efficacia e sull'inquinamento che ne può derivare.

Molto spesso, infatti, vediamo lampade che disperdono la loro luce in alto piuttosto che illuminare in pieno la strada o lo spazio sottostante. Un'assenza di razionalità che ogni anno impedisce all'Italia di risparmiare circa 300 milioni di euro (di cui 40 di materie prime importate) e 500.000 tonnellate di combustibile; cifre traducibili in circa 40 milioni di euro in meno sulla nostra bolletta energetica.

Eppure, nonostante questi dati, finora abbiamo assistito a un progressivo aumento della luminosità nel nostro Paese. Rispetto al 1971, infatti, l'inquinamento luminoso è triplicato e se la tendenza non muterà, nel 2025 non sarà più possibile godere della bellezza della Via Lattea a occhio nudo.

Astronomi e scienziati, però, non chiedono l'imposizione di una cultura del buio. Sanno benissimo che l'elettricità ha portato sicurezza nella notte - anche se alcuni non sono d'accordo - ma auspicano un ritorno a quell'equilibrio che ci rende umani perché immersi nel connubio indissolubile fra cielo e terra.

Pertanto, se è vero che troppa luce ci rende ciechi, altresì non bisogna avere paura del buio; anche se pure Darth Vader, nel mezzo del cammin della sua vita, ogni tanto sfoderava la spada luminosa per illuminarlo.

Gianfilippo Parenti

17 Marzo 2010

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