Esperienze

Se il mangiare diventa un gesto per l'ambiente

Per i cibi che vengono da lontano molti chilometri e CO2. Il rimedio? La spesa diretta dal contadino: soluzione utile anche per il portafogli

Quanto influisce una cena con carne argentina accompagnata da un Cabernet australiano sulla salute dell'ambiente? Non poco visto che la carne argentina, viaggiando per 11.000 chilometri, brucia 6,7 chilogrammi di petrolio e ne libera 20,8 di CO2. Anche il nettare australiano non è da meno: percorre 16.000 chilometri bruciando 9,4 kg di petrolio liberandone 29,3 di anidride carbonica.

Prodotti che si spostano, inquinando, da un continente all'altro. Un abitudine sempre più diffusa. Nei reparti frutta e verdura di un supermercato di Roma troviamo cipolle che arrivano dalla Spagna, uva dal Sudafrica, susine dal Cile; su quattro varietà di pere poi, soltanto una è italiana mentre le altre arrivano dall'Argentina. Ormai ad essere importati sono anche i prodotti di stagione e non solo le primizie.

Il commercio globale del cibo, insieme agli Ogm e all'agricoltura intensiva, ha fatto diventare un ricordo sbiadito quella che una volta era la spesa di stagione. Alcuni anni orsono non era una scelta green, ma semplicemente l'unica opzione possibile. Perché sui banchi dei mercati e sui ripiani dei fruttivendoli arrivava solo quello che cresceva nei campi in quel periodo: mandarini a febbraio e meloni ad agosto, fagiolini a primavera e broccoli in autunno.

La piacevole eccezione era costituita dai negozi di primizie, così chiamati perché vendevano frutta e verdura in anticipo, quando non era ancora disponibile in grande quantità. E comprare qui non era per tutte le tasche. Battere sul tempo Madre Natura assaggiando le fragole quando ancora si usciva infagottati nei cappotti invernali, era però una tentazione a cui quanti potevano permetterselo si abbandonavano di buon grado.

Oggi invece è possibile comprare tutto in qualsiasi momento dell'anno. Possiamo mangiare pomodori a febbraio e mirtilli a dicembre, come se il naturale ciclo delle stagioni fosse un concetto ormai superato. Eppure è proprio indispensabile far viaggiare le merci da un continente all'altro? Ed è poi così vantaggioso visti i prezzi dei carburanti?

No, secondo il presidente della Coldiretti, Sergio Marini: «Far viaggiare le merci da un continente all'altro è un lusso che non possiamo più permetterci. I consumatori rischiano di pagare più per il gasolio necessario al trasporto che per il prodotto. Oggi dobbiamo sostenere la produzione vicino ai luoghi di consumo».

Un punto di vista che convince a metà gli opratori di settore: «I nostri fornitori sono all'80% italiani, ma ci teniamo anche a garantire una copertura completa della gamma dodici mesi l'anno, perché è vero che ci sono clienti sensibili ai prodotti "km zero" ma ci sono anche quelli che vogliono trovare le ciliegie a dicembre e il nostro obiettivo è soddisfare le esigenze del maggior numero di persone» spiegabo da Carrefour, uno leader nella grande distribuzione.

Tuttavia i cittadini sembrano aver capito che ogni volta che si fa la spesa si compiono delle scelte che hanno il potere di contenere o di rendere più gravosa la nostra pressione sull'ecosistema. Proprio per queste ragioni la spesa a "km zero" sembra ottenere sempre più consensi. Il fenomeno dei farmers market, i mercati degli agricoltori dove la vendita è diretta, senza intermediari, sta infatti riscuotendo un successo crescente in tutta Italia.

A sostegno dell'iniziativa, il Consiglio dei Ministri ha approvato il 1 marzo un disegno di legge apposito nel quale vengono definiti i principi fondamentali in materia di mercati agricoli riservati alla vendita diretta e si promuove l'incontro tra domanda e offerta di prodotti a "km zero".

E i consumatori stanno dimostrando di apprezzare i prodotti che arrivano dai campi vicini, che in primo luogo sono più sostenibili poiché viaggiano meno e inquinano meno. Inoltre acquistare prodotti coltivati vicino al luogo di vendita garantisce una qualità maggiore: non dovendo essere confezionati e distribuiti vengono venduti ancora freschissimi con la certezza che si tratti di cibi regionali.

La freschezza, infatti, paga in termini di profumo e di sapore senza tralasciare i principi nutritivi, destinati altrimenti a disperdersi in un lungo viaggio. In ultimo, ma non meno importante, c'è da dire che accorciare le distanze significa anche risparmiare. La filiera corta contribuisce a far scendere i prezzi consentendo un risparmio che, secondo Coldiretti, per una famiglia può arrivare fino a cento euro al mese (su 467 di spesa media).

Stefano Porcelli

01 Luglio 2010

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