Copertina

Sos inquinamento, il mare è sotto tiro

Nell'anno orribile della “marea nera”, allarme sullo stato di salute delle acque del Pianeta: solo il 4% della superficie marina è ancora integra

E' un dato di fatto: la crisi economica ha svuotato i (soliti) portafogli da un capo all'altro del mondo, ma al week end o alla più lunga vacanza estiva al mare, chi può, non rinuncia.

Le destinazioni? L'Italia resta senz'altro una delle mete preferite con i suoi 7.500 chilometri di costa, balneabili quasi per il 70%. Per non parlare dell'Europa nel suo complesso, che offre aree meravigliose e spiagge con caratteristiche differenti, dalla Spagna a Cipro, dalla Francia alla Grecia, solo per citare alcune delle mete più gettonate.

Eppure lo stato di salute dei nostri lidi, e quindi la nostra qualità della vita, va inesorabilmente peggiorando. E' quello che emerge dai dati dell'Agenzia europea dell'ambiente che di recente ha pubblicato un rapporto sulla base dei dati della precedente stagione balneare. Il messaggio è questo: la qualità delle acque rimane sostanzialmente alta ma, seppur di poco, si riducono le zone balneabili.

Se l'Europa non ride, gli Stati Uniti piangono. Questo 2010 sarà ricordato, infatti, per essere l'anno orribile della "marea nera". E non stiamo parlando di una qualunque, si fa per dire, fuoriuscita di petrolio nelle acque dell'Atlantico, ma di un disastro ambientale (ed economico) che il presidente americano Obama ha paragonato all'11 settembre 2001 anche per l'impatto psicologico che avrà.

Quello che da qualche mese a questa parte sta accadendo nel Golfo del Messico, a causa dell'azione della compagnia British Petroleum, ha sconvolto l'opinione pubblica americana, e non solo, poiché è ormai accertato che l'impatto del disastro sarà sostanziale e duraturo.

Infatti, mentre il petrolio macchia i mari e le coscienze di molti, gli esperti affermano che «i tempi per ripulire l'ambiente e gli habitat naturali sono nell'ordine di anni».

Tanto è bastato, ovviamente, per caricare di significati la "Giornata mondiale degli oceani" svoltasi lo scorso 8 giugno, che è stata "festeggiata" mentre andava (e va tuttora) in scena una delle più grandi tragedie della storia per le acque oceaniche: secondo alcune stime la catastrofe ecologica che stanno vivendo le coste della Louisiana e dell'Alabama è cinque volte superiore al disastro causato dal naufragio della Exxon Valdez nel 1989, che allora fu secondo solo alla tragedia nucleare di Chernobyl.

«Gli oceani giocano un ruolo chiave nella nostra vita», è il messaggio lanciato con forza dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon che ha voluto però sottolineare come «la diversità di vita negli oceani è in crescente deterioramento. Il cambiamento climatico e l'inquinamento derivante da attività e materiali pericolosi, minacciano fortemente l'ambiente marino».

Infatti, al di là dei singoli episodi eclatanti sui quali si concentra l'attenzione dell'opinione pubblica, è da decenni che gli scienziati lanciano allarmi per il degrado dell'ambiente marino.

Al centro delle preoccupazioni vi è l'inquinamento, ma a minacciare l'integrità delle acque è anche l'eccessivo prelievo di risorse ittiche. Una miscela esplosiva, secondo un'analisi realizzata per la prima volta da un gruppo di ricercatori europei, statunitensi e canadesi e pubblicata dalla rivista Science.

Ne ha dato notizia Fiorenza Micheli, una delle maggiori ecologhe marine a livello internazionale, che con il team di scienziati ha studiato la distribuzione degli effetti cumulativi esercitati da 17 diversi tipi di attività umane e delle pressioni da esse derivanti - incluse quelle dovute a vari tipi di pesca commerciale e artigianale, all'immissione di sostanze inquinanti e agli impatti generati dai cambiamenti climatici - su 20 tipologie di ecosistemi marini, fra cui barriere coralline, praterie sottomarine e ambienti di acque profonde.

Ha scritto la professoressa Micheli (che fa parte anche del Comitato scientifico del Wwf Italia): «L'ubiquità e l'intensità degli impatti generati dall'azione dell'uomo sugli oceani a livello globale contrastano con l'impressione comune che la vastità degli oceani sia sufficiente a preservarli da un degrado che, fino a poco tempo fa, si riteneva limitato essenzialmente alle acque interne e costiere. In realtà, più del 40% dei mari e quasi la metà della superficie marina globale subisce impatti significativi, mentre oramai solo meno del 4% può considerarsi ancora integra».

Naturalmente questo fuoco incrociato sulle distese d'acqua produce effetti devastanti non solo sulla biodiversità, ma anche sul sostentamento e la salute di oltre un miliardo di persone che dai prodotti marini recepiscono la maggior quantità di proteine.

Peraltro, risorse marine ben gestite sono vitali per il futuro di milioni di persone in tutto il mondo. Il "Green economy report" dell'Unione europea stima che in tutto il mondo circa 170 milioni di posti di lavoro dipendono direttamente o indirettamente da questo settore, mentre la rete economica collegata alla pesca raggiunge le 520 milioni di persone.

Nonostante l'immenso valore del nostro "Pianeta blu", meno dell'1% degli oceani del mondo è formalmente protetto (questione di cui si dovrebbe discutere già in occasione della Conferenza sulla biodiversità in programma a ottobre a Nagoya, in Giappone).

Come salvare allora i mari? Di sicuro attraverso un modo nuovo di pensare all'energia e all'ambiente. E se i leader del mondo hanno riconosciuto che ai nostri oceani serve urgentemente protezione, c'è ancora molto da fare. Soprattutto in Italia dove accanto alle famose "bandiere blu" sventolano ancora decine di "bandiere rosse", a segnalazione dei siti balneari risultati non conformi ai requisiti minimi della direttiva Ue sulla qualità delle acque (sparsi per lo più in Liguria, Veneto, Marche, Abruzzo, Campania, Toscana, Calabria, Sicilia).

In testa alla classifica di Legambiente delle spiagge e dei mari più belli la Sardegna, seguita da Puglia e Toscana. L'associazione ambientalista quest'anno ha denunciato l'imbroglio dei criteri di balneabilità: «Con il recepimento della nuova direttiva europea che li rende più permissivi, molte località diverranno balneabili per decreto». Insomma, sarà un'estate bollente. E a rinfrescarla, a quanto pare, solo un mare di incognite.

Raffaella Angelino

25 Luglio 2010

Share |

La Giornata Mondiale per l'Ambiente

Anche il Papa richiama sullo spreco di beni alimentari

NeWage, la sfida ecologica di Lidia

Un concorso fotografico con Volla Music Festival per la CIttà della Scienza

Mobilitazione per la Città della Scienza

Istituzioni, Parlamento europeo, politici impegnati per la ricostruzione

Idrovia Ferrarese: viaggiare slow

Un video di Patrizio Roversi racconta i 70 chilometri di percorso navigabile

A Librino il Rito della luce, parla Pres

La manifestazione nel quartiere di Catania: studenti e giovani al centro

Librino rinasce con il "Rito della luce"

Il 21 dicembre la Fondazione Fiumara d’Arte organizza a Catania la tre giorni
Lunedì 28 Luglio 2014 12:30:27
chiudi

Recupero password

Inserisci la tua mail e ti
rimanderemo la tua password:

Registrati Hai dimenticato la password