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Obama a Copenhagen, solo buone intenzioni

L’appello ad accordarsi lanciato dagli Stati Uniti, che chiedono "trasparenza" sugli impegni della Cina, non è stato rafforzato da nuove concessioni

COPENHAGEN -Il presidente Usa Barack Obama è atterrato questa mattina a Copenaghen, e ha dichiarato ai 120 leader presenti per la giornata finale della Conferenza Onu sul clima che ««è meglio agire piuttosto che parlare», anche a costo di approvare «un accordo non perfetto».

Ma l'appello del capo della Casa Bianca, che è tornato a chiedere "trasparenza" sugli impegni che dovranno essere sottoscritti dalla Cina, non è stato rafforzato da nuove concessioni. Washington continua a promettere un taglio delle emissioni del 17% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005. Paragonato al 1990, l'anno di riferimento del Trattato di Kyoto, diventa solo il -4%, mentre l'Unione europea ha messo sul tavolo il 20% in meno ed è pronta a passare al 30% se dalle altre potenze arrivassero impegni "comparabili".

Nel corso della notte è stata elaborata una nuova bozza di conclusioni che prevede l'impegno a contenere entro i due gradi l'aumento delle temperature globali, conferma la creazione di un fondo che arriverà a 100 miliardi di dollari entro il 2020 per aiutare i Paesi poveri a fronteggiare l'emergenza climatica, e promette un accordo giuridico vincolante entro il 2010. Ma nel testo mancano impegni sulla questione più importante, ovvero la riduzione delle emissioni di CO2.

«Nel corso dell'intero processo il vero problema sono stati da una parte gli Stati Uniti, che non sono in grado di promettere abbastanza, e dall'altra la Cina, che ha promesso ancor meno. E sono stati quelli che hanno più volte bloccato questo processo, seguiti da un gruppo di Paesi petroliferi. Questa è la vera divergenza, il vero punto di scontro», ha spiegato il ministro dell'Ambiente svedese Andreas Carlgren, rappresentante della presidenza di turno Ue.

Il primo ministro indiano, Manmohan Singh, ha chiesto di rinviare i negoziati al 2010 per evitare che il summit si conclusa con un risultato «al di sotto delle nostre attese». Un negoziatore del governo di New Delhi, parlando dietro protezione dell'anonimato, ha sostenuto che «la situazione è disperata» perché «non c'è nemmeno un accordo su come chiamare il testo (di conclusioni, ndr) - una dichiarazione, uno statement o qualunque altra cosa». La fonte ha aggiunto che i Paesi industrializzati chiedono un documento politico vincolante, mentre i Paesi in via di sviluppo sono contrari.

A scuotere le coscienze ci ha provato il presidente brasiliano Lula da Silva, con un discorso molto applaudito. «Se non arriva un angelo o un saggio in questa assemblea è difficile che si arrivi ad un accordo. Io però credo nei miracoli, che possono succedere», ha detto, sottolineando che il problema del clima non può essere risolto solo con i finanziamenti. «Ricchi e poveri - ha concluso - dobbiamo tutti lavorare insieme. Dobbiamo uscire da questa assemblea con orgoglio».

Alvise Armellini

18 Dicembre 2009

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