Non è piaciuto proprio a nessuno quanto concordato a Singapore tra il presidente Usa Barack Obama e il leader cinese Hi Jintao.
Dopo che per mesi sono state fatte dichiarazioni a favore dell'ambiente da parte di tutti i leader politici, Obama compreso, a Singapore, proprio dai Paesi da cui si attendeva un deciso aiuto, è arrivata una inattesa frenata.
L'incontro di Copenhagen previsto a dicembre, che sarebbe dovuto essere il momento in cui finalmente si sarebbero prese delle decisioni forti e condivise per preservare la salute del nostro Pianeta, senza l'apporto degli Stati Uniti rischia di diventare l'ennesima inutile passerella dei capi di stato.
«Non c'è sufficiente tempo per negoziare una soluzione condivisa da tutti», ha detto Obama, ma gli altri leader sembrano credere ancora nel summit. «Il presidente Barroso e la Commissione Europea - ha detto Pia Ahrenkilde, portavoce dell'esecutivo di Bruxelles - vogliono un accordo vincolante e dettagliato sulla riduzione delle emissioni e l'impegno deve entrare rapidamente in funzione"; sulla stessa decisa linea, c'è anche il premier britannico Gordon Brown che non vuole rinvii «non ci potrà essere alcun piano B alternativo» perché il Pianeta non può più attendere.
Proprio dopo l'intesa tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e il collega brasiliano Lula su significativi tagli alle emissioni nocive, le dichiarazioni provenienti dalla Cina sono sembrate uno smacco, specialmente perché Obama durante la campagna elettorale si era presentato come un convinto ambientalista.
Il ministro dell'Ambiente francese Jean-Louis Borloo si è espresso poco diplomaticamente: «Il problema sono gli Stati Uniti, non ci sono dubbi» e anche il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha manifestato l'intenzione di telefonare a Obama e Hi Jintao per chiedere chiarimenti.
La preoccupazione di un possibile flop di Copenhagen ha fatto scendere in campo anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon che dal vertice Fao a Roma ha combinato le due facce della stessa medaglia: «Non può esserci sicurezza alimentare senza sicurezza climatica».
E l'Italia? Il Pd per bocca del responsabile Ambiente Ermete Realacci confida sull'Europa e la sua «capacità trainante" affinché Copenhagen non sia solo una «scatola vuota», ma il governo tace.
16 Novembre 2009