Esperienze

Ogm e solite polemiche: speranza o minaccia

Per i favorevoli portano benefici economici agli agricoltori. Gli oppositori ritengono che comportino rischi ambientali, ecologici e per la salute

L'argomento è uno dei più sentiti e discussi negli ultimi tempi; di valutazioni imparziali, tuttavia, se ne trovano poche. In compenso le divisioni fra studiosi, politici e cittadini comuni sono nette e spesso al limite del manicheismo.

Ogm sì, Ogm no? La polemica, non sempre scevra di preconcetti e interessi economici più o meno nascosti, vede contrapporsi favorevoli e contrari agli Organismi geneticamente modificati.

Appartiene alla prima categoria Dario Bressanini, docente e ricercatore al dipartimento di Scienze chimiche e ambientali dell'università dell'Insubria a Como, secondo cui «gli Ogm hanno generalmente portato benefici economici soprattutto agli agricoltori. Un fatto assodato e misurato da varie pubblicazioni scientifiche, che spinge ogni anno sempre più agricoltori ad utilizzarli». Per lo studioso il vero problema è rappresentato «dalla selva di leggende, miti, veline aziendali, rapporti farlocchi, esagerazioni e dati falsi che circondano l'argomento».

E i pericoli per la salute? Dal suo blog Bressanini smentisce anche quelli: «Tutti gli studi seri in questo campo hanno negato questa possibilità. In più, che non esistano rischi sanitari dagli Ogm, oltre a innumerevoli rapporti scientifici e l'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare), lo hanno ammesso anche i suoi oppositori, tra cui Slow Food, nel rapporto Le ragioni di chi dice no».

Gli oppositori del transgenico, dal canto loro, ritengono che le biotecnologie comportino seri rischi ambientali, ecologici e per la salute dell'uomo. Per Roberto Danovaro, docente all'università Politecnica delle Marche e vicepresidente della Società italiana di ecologia, i problemi sono seri e numerosi.

«Ne posso ricordare tre - dice - Il primo è che gli Ogm possono dare un formidabile vantaggio competitivo alle specie invasive che, ibridandosi con le piante transgeniche, inglobano il gene che codifica la resistenza agli erbicidi: già oggi le spese per combattere le specie aliene stanno aumentando sensibilmente. Il secondo problema è che gli Ogm alterano la biodiversità in modo pericoloso. Il terzo è che l'inquinamento genetico è il più subdolo perché non si può fermare. Mentre la contaminazione tradizionale, quella chimica, si diluisce con il tempo, il Dna modificato in laboratorio continua a restare attivo di generazione in generazione».

Riguardo i potenziali rischi per l'uomo, Mariano Bizzarri della Sapienza di Roma sostiene che «il quadro è molto complesso e problematico e la prudenza è un obbligo a tutela della salute dei consumatori. I pericoli non sono pochi e vanno dalle possibili alterazioni di qualità e valori nutrizionali dei cibi all'incremento della resistenza batterica agli antibiotici, passando per un aumento di allergie alimentari».

Sullo scenario della diatriba si sta aprendo un nuovo fronte. Gli anti Ogm hanno recentemente attaccato quello che è sempre stato uno dei punti di forza del biotech: l'aspetto economico. Greenpeace infatti, con il rapporto Picking cotton, ha esaminato gli impatti del transgenico sul tessuto economico-sociale dell'Andhra Pradesh, stato da cui proviene il 20% di tutto il cotone prodotto in India.

Per comprendere l'importanza della posta in gioco bisogna considerare che il cotone è una commodity con un export globale di 12 miliardi di dollari annui e che l'India è il secondo produttore ed esportatore mondiale.

Lo studio raffronta il metodo di coltivazione tradizionale con quello Bt (varietà geneticamente modificata che contiene un gene del batterio Bacillus thuringensis) produttore di una tossina che uccide parassiti e larve. Ciò che è emerso dalla ricerca è sorprendente: mentre per la prima annata, caratterizzata da abbondanti precipitazioni, non sono state rilevate differenze significative tra le due colture, in quella successiva le discrepanze si notano eccome.

Infatti, nell'arida stagione 2009/10, i coltivatori rimasti con il biologico hanno visto le loro rese di cotone calare meno rispetto a quelli passati al transgenico ottenendo redditi due volte più grandi.

«Lo studio dimostra che i prodotti transgenici resistono meno degli altri alle sollecitazioni del caos climatico e che la propaganda pro Ogm come rimedio alla fame nel mondo è falsa» attacca Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace Italia, secondo cui «è evidente che a essere penalizzati sono «milioni di contadini che lottano ogni giorno per la sopravvivenza e che possono farcela solo se l'ecosistema rimane stabile».

Stefano Porcelli

12 Gennaio 2011

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