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Sos Parchi in Italia: taglio fondi in vista

Dal 2011 per la gestione si pensa alla cifra di 29 milioni di euro l'anno. Quando si insediò l'ultimo governo se ne contavano 66, poco tempo fa 80

Probabilmente perché ultimo baluardo di buon senso, a Napolitano ci si rivolge sempre più spesso e per i motivi più disparati. Una delle ultime "grane" che si è trovato sulla scrivania il Presidente della Repubblica è quella dei tagli ai Parchi nazionali.

Gli hanno scritto tutti - dai presidenti dei Parchi sull'orlo delle dimissioni, alle associazioni ambientaliste, al Fondo ambiente italiano - con suppliche di intercessione per la salvezza dell'impagabile italica natura protetta.

Un patrimonio incommensurabile sul quale rischia di abbattersi l'impietosa scure del ministero dell'Economia e delle Finanze: 50% di finanziamenti in meno nel 2011. In pratica una certificazione di morte.

Al momento sulla faccenda la confusione regna sovrana. Dopo i timori di fine luglio, sembra che alla Camera sia passato un emendamento che consenta al dicastero dell'Ambiente di trovare in un diverso capitolo di spesa i fondi necessari.

Staremo a vedere cosa accadrà, ma è curioso che al momento i Parchi nazionali e la loro sorte siano spariti dalle agende politiche. E' una strana abitudine italiana quella di occuparsi delle faccende solo quando acquistano carattere di emergenza.

Il risultato di una politica incapace di progettare al di là della durata di una legislatura è, inevitabilmente, quello di navigare sempre a vista e talvolta bendati.

Meno male che quello in corso è l'anno internazionale della biodiversità, parola dal significato oscuro per tre italiani su quattro, e allora non stupisca se da noi si è fatto molto per comprometterla più che per proteggerla. Come scusante tanto c'è sempre la crisi; il mostro senza testa al quale si imputano le peggiori disgrazie, compresa l'ignavia politica.

Ad annientare i Parchi del resto ci si prova dal 2008 quando furono inseriti - per errore si disse - fra gli enti inutili. Così inutili da ospitare 57.000 specie animali, un terzo della fauna europea e la metà delle specie vegetali presenti nell'intero continente.

I nostri Parchi nazionali coprono un milione e mezzo di ettari, contano 86.000 occupati, 2.000 centri visita con un giro d'affari di oltre un miliardo di euro.

"Poltronifici" li definì una Stefania Prestigiacomo fresca di nomina, scatenando un putiferio che le costò la credibilità in Parlamento per le battaglie future.

Il ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli, preso da furia semplificatrice, propose addirittura di eliminare quelli regionali. Delle scomposte idee di privatizzazioni varie si può solo sperare fossero ballon d'essai.

Se per il 2011 i tagli saranno confermati sarà un bel problema oltre che una terribile idiozia. Lo stesso ministro dell'Ambiente Prestigiacomo sostiene che il taglio previsto dal collega Tremonti costringerebbe a chiudere metà dei 24 Parchi nostrani.

E in effetti i conti tornano perchè in quel caso alla gestione delle aree protette spetterebbero 29 milioni di euro all'anno, contro gli 80 milioni di qualche anno fa e i 66 milioni a disposizione quando si insediò l'ultimo governo Berlusconi.

A dire che con quella cifra non si pagano nemmeno le bollette è lo stesso ministro. Ma i Parchi nazionali sono un forziere di natura da salvaguardare per non condannare definitivamente quel che resta del Belpaese, ma sono un forziere anche per il più bieco degli economisti.

Come ha sottolineato la stessa Prestigiacomo, negli ultimi anni il turismo nei Parchi nazionali è aumentato del 34% rispetto al 19% del turismo in generale. Inoltre il giro d'affari legato al turismo naturalistico è pari al 10% dell'indotto complessivo del settore.

E' forse per questo che lo scalpitante ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla ha impavidamente proposto di farne sconfinati campi da golf, per incrementare un turismo che - quello sì - langue.

E allora, prima di armarci di ferri e betoniere, facciamo due conti: 50 milioni vengono destinati annualmente alle aree verdi nazionali a fronte di circa quattro miliardi di euro di fatturato che finiscono dritti nelle casse dello Stato senza che questo abbia il vincolo di reinvestirli nel medesimo settore.

Ma c'è un altro risparmio che siamo sempre troppo miopi per vedere: quello dei costi relativi allo smaltimento di CO2 per ogni ettaro, ovvero circa 476 milioni che lo Stato si tiene in tasca.

Ciononostante è evidente che i Parchi danno fastidio perché soggetti a sacrosante tutele che impediscono di procedere a colpi di deroghe e cemento.

E così siamo disposti a svendere al mercato del tornaconto di pochi un patrimonio di tutti che finora finora è stato ed è una delle poche voci positive - se non l'unica - dell'economia italiana.

Cristiana Savio

 

 

 

 

 

20 Ottobre 2010

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